giovedì 12 gennaio 2012

2005: a metal year

2005: A METAL YEAR REVIEW - Ovvero: quello che mi e' piaciuto quest'anno, di Albyrinth
2005: A METAL YEAR
IN REVIEW!

Ovvero: quello che mi è piaciuto quest’anno!

Com’è stato il 2005 per la musica metal? Sarà banale, ma la risposta giusta è: come tutti gli anni precedenti. Qualche uscita eccellente, un buon numero di dischi più che discreti, il solito trend (il cosiddetto Metalcore, ovvero il classico death melodico svedese presentato negli States con un altro nome e con una spolveratina a livello di forma) imperante negli States e tanti, troppi lavori incolori, se non fastidiosi.

Rush - R30

RUSH: R30 - 30TH ANNIVERSARY WORLD TOUR - Doppio DVD, Sanctuary Records
RUSH - R30: DUBBI E CERTEZZE DI UN LIVE


RUSH: R30 - 30TH ANNIVERSARY
WORLD TOUR

Doppio DVD Sanctuary Records



Un live dei Rush, si sa, non è come gli altri.
Non solo per la qualità dell'esecuzione o per i virtuosismi che contiene. I Rush, nel corso della loro trentennale carriera - che qui si celebra - hanno pubblicato album dal vivo con assoluta precisione geometrica: un live ogni quattro dischi in studio, ognuno dei quali un punto di svolta, la summa di un periodo artistico e l'inizio di una nuova fase creativa.

Fabrizio De Andrè

FABRIZIO DE ANDRE'
RICORDO DI UN MAESTRO

OMAGGIO A
FABRIZIO DE ANDRE’

Sono già passati 7 anni… Un male terribile lo aveva colpito verso la fine dell’estate del 1998, facendogli sospendere gli ultimi concerti programmati, e nella notte fra il 10 e l’11 gennaio 1999 moriva Fabrizio De Andrè, uno degli elementi più rappresentativi della canzone d’autore italiana.

Non è però retorica affermare che le canzoni di De Andrè si distinguono oggi proprio per il loro essere ancora e sempre "vive" e di estrema attualità, inquiete metafore che hanno saputo attraversare le generazioni dagli anni 60 ai giorni nostri, anche grazie ad un mirabile esempio di ricerca linguistica e musicale. Una ricerca che portò il cantautore a stravolgere le proprie origini artistiche, riscoprendo negli anni ’80 il dialetto genovese unito a sonorità più complesse rispetto agli inizi, mantenendo sempre altissimo il livello qualitativo delle proprie produzioni. 

The Sound of Memphis - Stax

926 East McLemore Avenue, Soulsville, U.S.A. - The Sound of Memphis

 
Se negli anni ’60 foste stati adolescenti di colore a Memphis, Tennessee, l’indirizzo nel titolo lo avreste conosciuto piuttosto bene. Si tratta dello studio di registrazione di una delle maggiori case discografiche (se non la maggiore) di rithm & blues, la STAX records.

Nata con il nome di Satellite, per questioni di copyright cambiò il nome in STAX dalle iniziali dei cognomi dei due fondatori, Jim STewart ed Estelle AXton (è il cognome da sposata), fratello e sorella.

mercoledì 11 gennaio 2012

ULTRAVOX! The Island Years

Un punto (esclamativo) che fa la differenza.

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Le macchine hanno un’anima. Di solito si dice così di quei dischi di musica elettronica particolarmente “caldi”, vivi…con un’anima, appunto. Molte volte si dice anche che l’anima di una band è un singolo componente, solitamente il cantante. Nel caso degli Ultravox! (fate attenzione al punto esclamativo) è proprio così. John Foxx decise di lasciare i compagni dopo tre album in studio ed un successo che non è mai arrivato fulgido come forse avrebbero meritato. Perché si sa che chi è troppo avanti semina, ma quasi mai raccoglie.
E fu così che “mr. musica dello spot della Swatch” Midge Ure saltò sul treno Ultravox (senza punto esclamativo) pronto a raccogliere, con “Vienna”, il successo planetario di cui sopra.
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NASCITA, SVILUPPO E MORTE DELL'ACID JAZZ

L'acid jazz è un genere musicale sviluppatosi dai primi anni ‘80 in Inghilterra; esso nacque dall'esigenza e dalla volontà di conferire al jazz ballabile americano, il cosiddetto bebop, una colorazione più acida, con ritmiche diverse e un sound più colorito. Nel termine acid-jazz è presente un’ambiguità, in quanto unione di due anime all’apparenza contrapposte: “acid” è un termine legato alle sonorità della house music, più psichedelica, più ritmata e appunto “acida”, tipica degli anni ‘80, mentre “jazz” fa riferimento alla cultura nera del jazz, raffinato, colto ed elegante; quindi l’acid-jazz può essere interpretato come la rivisitazione del jazz ballabile americano in chiave moderna. Questo fenomeno, questo processo di modernizzazione, che come abbiamo visto ha radici americane, vede invece il suo sviluppo principalmente in terra inglese.

Musica Popolare e Musica Elitaria

Da quando ho iniziato ad appassionarmi alla musica, ed ero ancora poco più che un bambino, ho sempre cercato di ascoltare canzoni, di seguire artisti che avessero qualcosa di particolare, che non fossero troppo comuni, che fossero più profondi ed inarrivabili.
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Non era una fissazione o una mania, ma semplicemente il desiderio di andare oltre la superficie per scoprire un mondo sommerso e sfuggire dalla comune banalità; forse può essere una caratteristica della mia personalità quella di andare oltre l’apparenza, ma, parlando di musica, il discorso assume una validità del tutto generale, che riguarda non solo me personalmente ma, aggiungo per fortuna, molte persone, come ho modo di vedere tra gli ospiti di questo sito.
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MADONNA - “CONFESSIONS ON A DANCEFLOOR”

MADONNA - “CONFESSIONS ON A DANCEFLOOR” (Warner Bros/Wea)

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"Time goes by so slowly..."
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Lo scritto che segue probabilmente non convertirà nessuno alle gioie del pop e al profanissimo culto di Madonna... Spero comunque che, messi da parte per una quarantina di minuti i soliti paraocchi da musicofili incalliti & impegnati, si dia almeno un ascolto (e una danzata) a questo Confessions On A Dancefloor, perché trattasi di un album molto bello!
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System Of A Down - Hypnotized

SYSTEM OF A DOWN - Hypnotized
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L’unico vero difetto che si può riscontrare a questo disco è la ben risaputa storia del disco doppio diviso in due uscite per pure esigenze commerciali. Perché si sente già al primo ascolto che sia Mesmerize, che Hypnotize, sono due album che sono nati insieme, sono stati scritti contemporaneamente e sono stati registrati in un’unica sessione.
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E, cosa ancora peggiore, sommando il minutaggio totale dei due lavori si scopre che entrambi i lavori ci sarebbero tranquillamente stati su un solo cd; anzi, sentendo i due dischi uno in fila all’altro non si avverte il minimo stacco, ma addirittura una sorta di progetto unitario, con la intro del primo album (Soldier Side) che si trasforma nella outro del secondo.  

Atlantic Gold: 75 Soul Classics

ATLANTIC GOLD - 75 SOUL CLASSIC FROM THE ATLANTIC VAULTS - Warner Music UK, 2004


ATLANTIC GOLD
75 soul classics from the Atlantic vaults
75 tracce -3 cd, Warner music UK, 2004
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Nel parlare di questa raccolta potrei benissimo cavarmela mettendo uno dietro l’altro i nomi degli artisti presenti ed i rispettivi brani. Finita lì. Qualunque ascoltatore distratto riconoscerebbe, almeno per sentito dire, i nomi maggiori e con molta probabilità sarebbe in grado di fischiettare anche i brani, stra-conosciuti, di personaggi di “seconda fascia”.
Potrei, ma mi negherei la possibilità di parlare, seppur a grandi linee e senza la pretesa di essere nemmeno minimamente esaustivo, di quella che molti considerano la casa discografica per eccellenza di tutta la soul music, con buona pace di Berry Gordy e della sua Motown (diverso il discorso per quel che riguarda la Stax, ma ci arriveremo).
Si tratta infatti di un’etichetta che sarà la casa di inquilini del calibro di Ray Charles, Aretha Franklin, Wilson Pickett, Otis Redding, tanto per dire i primi che risaltano all’occhio.
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Etta James: voglio solo far l'amore con te

ETTA JAMES

Potenza della pubblicità. Ricorderete, le fanciulle di più, lo spot che ormai qualche anno fa imperversava sulle reti tv di mezzo mondo in cui un baldanzoso giovane entrava in un ufficio popolato da segretarie “eccitate” e con fare sensuale beveva da una lattina di Coca Cola. Ricorderete anche la musica e le parole di sottofondo a cotanto erotismo con le bollicine. Avete indovinato: il brano in questione si intitola “I just want to make love to you”, come il ritornello che allusivamente sottolineava il rapporto tra il fusto e la lattina di Coca Cola (chiaro segnale, se ce ne fosse ancora bisogno, che la fine del mondo è vicina…ma qui si divaga e non poco). Immagino che a questo punto avrete anche indovinato l’autrice di quel pezzo. 

Ricky Lee Jones

RICKIE LEE JONES

Rickie Lee Jones e la vena d’oro che sto cercando

(sempre che abbiate staccato gli occhi dall’immagine che sta qui sopra sperando che la ragazza vi guardi, si può cominciare)
Voglio confidarvi un segreto: io conosco una vena d’oro e so anche dove si trova. Non sono l’unico, certo. Ma molti conoscono solo una parte della vena, forse Alessandro Filippini [1] ne sa qualcosa. Io ne conosco una parte che mi sembra grande. Ma forse non la conosco tutta neanche io.
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Sto ancora cercando la vena d’oro e divento vecchio.
Questa vena d’oro comincia da Joni Mitchell ed è lì che io e Alessandro ci siamo spesso incontrati, pur non conoscendoci.
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Manowar!

MANOWAR "WARRIORS OF THE WORLD" - 2002

I Manowar certo non sono una band semplice semplice di cui discorrere seduti ad un tavolino bevendo una birretta….
Sono in realtà una band abbastanza complessa, soprattutto se si vuole parlare di quello che dicono del come e quando lo dicono!!!
So molto bene che le cose che dirò faranno infuriare le schiere di “True Heavy Metal Defenders” di tutto il mondo, ma ascoltando la loro musica, ascoltando le loro parole, guardando le loro copertine dei dischi e i loro stereotipi……sinceramente mi viene da riflettere!!!!
Seghe mentali? Può darsi, ma non ho mai amato l’idea di dover consumare un prodotto solo perché si trova sul mercato e tutti lo comprano….mi piace leggere l’etichetta, scoprire cosa contiene…Poi a me la scelta se comprarlo o meno!!!
I ManOwar nascono nel lontano 1981 dall’incontro tra Joey DeMaio e Ross Friedman (Ross the Boss).
Un grande feeling musicale li unisce e decidono di scritturare una delle voci più belle e più potenti del panorama metal mondiale Eric Adams e cominciare a lavorare per diventare una band.

mercoledì 27 luglio 2011

Ritratto di FIONA APPLE

La carriera musicale di Fiona Apple, giovane cantautrice e pianista americana, inizia verso la metà degli anni ’90; la profondità e la ricchezza della sua musica, la durezza dei testi delle sue canzoni, che spesso raccontano episodi della sua infanzia burrascosa, hanno reso la Apple una delle artiste più interessanti della scena musicale americana degli ultimi dieci anni.

Il primo disco risale al 1996 e si intitola Tidal; non si tratta di un tipo di musica molto accessibile alla massa, e lo si capisce già dall’iniziale Sleep to dream, dal ritmo inebriante e dall’andamento molto ruvido; questa è una delle pochissime canzoni di Tidal dove vengono suonate le chitarre; lo strumento predominanteè infatti, in tutte le canzoni, il pianoforte; la senzazione che viene trasmessa da questa bellissima canzone è un po’ quella evocata dal titolo dell’album, come una marea che trasporta l’ascoltatore in un altro mondo, in un’altra dimensione; il finale della canzone è stupendo, e ci trasporta nella successiva e bellissima Sullen girl, un brano molto lento dove il pianoforte, suonato da Fiona, fa da padrone.

BEACH BOYS "PET SOUNDS"

LA MUSICA COME GIOIA,
LA GIOIA FATTA MUSICA


“Volevo scrivere musica gioiosa che facesse star bene la gente. Musica che aiutasse e guarisse, perché credo che la musica sia la voce di Dio” - Brian Wilson
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“Nessuno è musicalmente colto finché non ha ascoltato PET SOUNDS…è un disco classico, completo, per molti versi insuperabile” - Sir Paul McCartney
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“Senza PET SOUNDS, SGT. PEPPER non ci sarebbe stato…PEPPER era un tentativo di eguagliare PET SOUNDS” - Sir Gorge Martin, produttore, The Beatles

KISS-STORY Pt. 3

KISS-STORY parte 3

Questa terza e ultima parte l’apriamo con il settimo miracolo…il concerto del REUNION TOUR in Italia al filaforum di Milano. Tutto esaurito da mesi. Security truccati come i KISS. Età media dai 30 in su. Il palco viene coperto da un telo su cui è scritto KISS. Come si spengono le luci avviene il miracolo…..all right mILANO….DO U WANT THE BEST U GOT THE BEST…THE HARDEST BAND IN THE WORLD …….   KISS!!!!
Non si capisce più nulla…..piango, rido, salto, urlo, abbraccio tutti quelli che mi sono vicini….avete presente quelle scene ridicole di delirio di massa? Ebbene io ci stavo proprio dentro, e partecipavo con tutte le mie forze!!!
Mai e poi mai avrei pensato di poter rivedere con tanto di trucco, zatteroni, e tutti gli optional, i miei idoli….soprattutto ACE e PAUL…

KISS Story - Pt. 2

Kiss Story parte 2

“Lick it up lick it up oh oh oh
It’s only right now….”

Sembra la pubblicità di un film porno……ma non è così!! È un pezzetto del ritornello della title-track dell’album che apre questa seconda stagione dei KISS.

LICK IT UP esce nei negozi nell’83 e va a ruba…..un album aggressivo, dalle sonorità molto metal, con un Vinnie Vincent alla chitarra che modifica completamente il soud caratteristico degli album precedenti.

Ma l’heavy metal è un’altra cosa e i metallari sono troppo impegnati a osannare gruppi come Maiden o Judas e tutti i neo-nati speed metal, thrash metal, etc etc, per accorgersi di questa evoluzione dei KISS.

KISS Story - Pt. 1

 Kiss- story, parte 1

…E se provassi a parlare di questo gruppo senza partire dalla cosa più scontata e cioè la vita, ma saltassi direttamente ai miracoli, tralasciando la morte visto che, eccetto uno,sono ancora tutti vivi?

Presentiamoli solo:

(le ovazioni stile stadio durante una finale dei mondiali sono assolutamente ben accette)


DECLINO - 1982-85: Come Una Promessa

 DECLINO - 1982-85: Come Una Promessa - cd, 2004 - SOA Records, Roma - anche disponibile in vinile, 2005 - Agipunk, Bologna

qualche ora di odio buttata nella strada /idee e delusioni sprecate sull'asfalto
falsi sorrisi su vassoi d'argento/immagini perdute dentro un cranio di nylon
città di macerie solo terra bruciata/un ponte reciso un legame tagliato
un senso di spreco con un vetro nel cuore/apatie, silenzi e sogni di altri mondi

[Terra Bruciata - Declino]

giovedì 9 giugno 2011

Nasce RENBOOKS, casa editrice dedicata ai fumetti gay

9 giugno 2011 – Nasce Renbooks , una casa editrice di Bologna dedicata ai fumetti gay!
Il 2011 è finalmente l’anno di un EuroPride in Italia. Un EuroPride di cui si avvertiva il bisogno e di cui c’era urgenza.
In concomitanza con il più importante evento dell’anno per la comunità omosessuale, nasce Renbooks, la prima casa editrice italiana di fumetti a carattere totalmente GLBTQI.
Una nuova realtà editoriale dedicata a donne e uomini omosessuali orgogliosi di esserlo, caratterizzata da una linea di fumetti pop e divertenti, ma anche romantici e sensuali provenienti da ogni parte del globo.
Un progetto editoriale dedicato non solo agli appassionati di fumetto che cercano storie con le quali identificarsi, ma anche a chi di fumetto non ha mai letto nulla o quasi e vuole trovare nuove forme d’intrattenimento che lo rappresentino.

Fumetti di Carta: Secret Origins, pt. 2 (e fine)

Little Nemo, di Winsor McCayQuando ho iniziato la “Storia di Fumetti di Carta secondo il mio punto di vista” pensavo di fare una cosa più articolata, spiritosa, sgarzolina o chenesò. Invece è venuto una schifezza – ma io sono della rigida scuola “cosa pubblicata non si tocca!” – soprattutto perché il mio sense of humour non è l’organo più sviluppato che ho e quindi ecco qui la seconda ed ultima parte.
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Il Decimo Compleanno di Fumetti di Carta, occasione che abbiamo preso come pretesto per fare qualcosa di diverso dal solito, è finito e la cosa più bella è stata avere i contributi di persone che anche se non scrivono più con noi – ma ehi: mai dire mai! – sono e restano Veri Amici di Fdc, persone che al di là della webzine sono stati e sono importanti per me e per il mio cuore.

Giustizieri e vigilanti dopo la Guerra Civile

The Punisher - Marvel Comics
[Un regalo da Valentino Sergi per gli amici di Fumetti di Carta estratto ed esteso dalla postfazione del volume Garth Ennis – Nessuna pietà agli eroi (Edizioni XII, 2010)]

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“[…] come sottolinea Umberto Eco, sarebbe forse più corretto parlare almeno di due postmoderni: uno, artistico, inventato dagli architetti e adottato poi in letteratura, tendente a instaurare con il passato un rapporto armonioso basato sulla rivisitazione, sul pastiche, sulla citazione affettuosa ed ironica; l’altro, di natura nichilistica, elaborato da filosofi come Lyotard, Derrida, Vattimo, fondato sulla messa in questione dell’eredità del pensiero precedente.”[1]
Il Rinascimento del fumetto americano – complice la brit-invasion – ha seguito i due binari individuati da Eco, ridiscutendo i codici della narrazione consolidati in anni di immobilismo del mercato. Immobilismo che aveva messo in crisi un business miliardario a tal punto da convincere i vertici delle principali case editrici a cedere un passato glorioso, ma logoro, nelle mani di una nuova generazione di autori consapevoli delle potenzialità del medium; Frank Miller, Alan Moore, Grant Morrison, Neil Gaiman, Garth Ennis, sono solo alcuni dei nomi che hanno innescato un processo alla base di un ripensamento del significato della figura del supereroe.

EX MACHINA

Ex Machina, di Brian K. Vaughan e Tony Harris - DC Comics / WildstormEx-Machina -  Gli ingranaggi della politica
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Quando il caro Orlando mi ha chiesto di partecipare con un pezzo ai festeggiamenti per il decennale di Fumetti di Carta mi ha fatto un immenso piacere, soprattutto perché non sono certo stato uno dei più assidui tra i passati collaboratori del sito. Non ho esitato nemmeno un attimo ad accettare.
Restava però il problema di “cosa” scrivere. Una recensione d’epoca? Una su un fumetto più attuale? Alla fine, ho pensato che mi sarebbe piaciuto parlare di un fumetto uscito nel corso di questo decennio che mi avesse particolarmente colpito.
Qualcosa di nuovo, però, che fosse davvero figlio di questi anni e non l’ennesima riproposizione, per quanto bella, di personaggi e situazioni di mezzo secolo fa. Posti questi paletti, la scelta è stata semplice.
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giovedì 26 maggio 2011

ELVIS PRESLEY – “Hitstory”


3 cd, 91 brani, 4 h ca.-  Sony/BMG

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Se alla domanda su chi abbia inventato il rock and roll vi saltasse in mente di rispondere Elvis Presley, state attenti. Se il vostro interlocutore è un tipo precisino e spocchioso quanto basta potrebbe mettersi a ridere in modo inquietante e poi partire per la tangente in una dotta elucubrazione su come l’uomo bianco si sia impossessato di ciò che l’uomo nero aveva nel sangue (razzismo anche questo, eh). Non avrebbe tutti i torti, è chiaro, ma sinceramente coloro che dicono che Elvis abbia contato molto meno di ciò che comunemente si crede dovrebbero pensare ad un semplice fatto: nell’America degli anni ’50 solo un bianco avrebbe potuto essere ciò che Elvis è stato. Filologicamente è corretto dire che il rock and roll non sia nato con Elvis; è invece giusto affermare che con Elvis sia nato un concetto, quello di rockstar.
Prima di lui nessuno aveva spinto milioni di ragazzi verso un fanatismo che sovente rasentava se non superava l’ossessione maniacale.

JOHNNY CASH - "Because you're mine I walk the line"

Come sempre mi capita quando devo scrivere di monumenti della musica, mi trovo in un’empasse iniziale che in questo caso si è protratta ben oltre il dovuto. Il motivo è piuttosto semplice. Ho una venerazione incondizionata per Johnny Cash. Quindi ogni attacco del pezzo mi sembrava banale, oppure smielato ed eccessivo. Ho deciso quindi di giocare sporco e parlare di sentimenti e sensazioni personali, in barba alla vocina che continuerà a sussurrarmi mentre scrivo (ne sono sicuro) di cancellare tutto e ripartire da zero.
Insomma, se state leggendo queste parole la colpa, oltre che del sottoscritto, è del buon Orlando che non ha cassato il pezzo...e di ciò lo ringrazio davvero. [...anzi, è stato un piacere! ndO]
Conobbi Johnny Cash per caso, passeggiando nelle polverose strade di Laredo sul calar della sera, il sole grande all’orizzonte, color terracotta. Aveva già i suoi anni, ma la grinta non lo aveva abbandonato. Che anno sarà stato? Il ’96 forse, ma non ha importanza.
Come sempre era vestito di nero, fedele a quel soprannome che si porta dietro da chissà quanto tempo.           


domenica 23 gennaio 2011

BETTY DAVIS "This is it!"

 Vampisoul, 2005 - 19 tracce, 74 min.

Il detto “Mai giudicare un libro dalla copertina” è una di quelle perle di saggezza che faremmo bene ad applicare non solo alla letteratura, ma a tutte le arti (escludendo, ovviamente, quelle dove copertina e contenuto coincidono, pittura e scultura nella fattispecie), musica pop inclusa e, mi permetto di aggiungere, anche alle persone. Come per ogni regola che si rispetti però, anche la summenzionata è ricchissima di eccezioni. L’eccezione a cui mi riferisco in questo caso risponde al nome di Betty Davis e di un disco da poco pubblicato, dal titolo “This is it!”.
 

Aimee Mann "I'm with stupid"

1995

Ho letto giudizi contrastanti su questo album, il secondo della discografia di Aimee Mann; c’è chi lo definisce un capolavoro, e chi invece lo ritiene un buon disco ma nulla di più; personalmente lo giudico senza dubbio uno dei migliori dischi di Aimee, in cui la cantautrice raggiunge una maggiore maturità sotto il profilo compositivo.

Dream Theater "Octavarium"

2005 Atlantic/Universal

C’è sempre stato una cosa che non mi è andata giù nei Dream Theater: quella che musicisti così tecnici e dotati non riuscissero a scrivere, salvo le ovvie eccezioni, vere canzoni. Perché la band americana in passato non riusciva a focalizzarsi sui brani, riempiendoli oltre ogni limite, stirandoli all’infinito pur di poter inserire lunghissime parti solistiche. Insomma, le idee c’erano, ma venivano poi sommerse e diluite negli assoli chilometrici.
E sì che i Theater avevano mostrato più di una volta di riuscire a dare il meglio proprio sulle canzoni più brevi, come il trittico di apertura di Images And Words o come gli episodi migliori di Awake, che rimane, ancora oggi, il loro lavoro più riuscito (forse anche perché l’ultimo con il bravo Kevin Moore alle tastiere).

SAM COOKE, l'architetto del Soul

Scrivere di Sam Cooke in modo minimamente esauriente è un’impresa da far tremare i polsi a gente molto più professionale, e professionista, di me (che scrivo da semplice appassionato…metto le mani avanti). Si tratta, tanto per intenderci, di scrivere di colui al quale si può far risalire, per filiazione diretta o meno, la nascita della moderna black music così come la conosciamo oggi.

Trascurare la figura di Sam Cooke in ambito musicale sarebbe come ignorare Albert Einstein parlando di fisica o Jack Kirby parlando di fumetti. Non si può. Non si deve. Va da sé quindi che l’improbo compito andrebbe svolto da gente come Greil Marcus piuttosto che Peter Guralnick (il quale comunque ha già dato).

Ritratto di JONI MITCHELL

Joni Mitchell, la famosa cantautrice canadese, è uno dei personaggi più importanti della scena musicale americana a partire dagli anni ’60 del secolo scorso; la sua musica e il suo stile hanno influenzato più di una generazione di cantautrici passate e presenti, che si sono ispirate ed hanno attinto a piene mani ai modelli, alle soluzioni strumentali da lei creati ed in generale allo stile che le è proprio e che la caratterizza come una delle prime e forse più grandi artiste nel suo genere; infatti Joni Mitchell appartiene a quella generazione di artisti folk e rock, della quale fanno parte nomi come Neil Young e Bob Dylan, ed è stata la prima donna ad imporsi e ad emergere in quell’ambiente prettamente maschilista, dando vita ad una musica eccezionale ed unica; quindi, data la vastità e la complessità del personaggio, è piuttosto difficile delineare in poche righe un ritratto completo dell’artista, ed è ancora più difficile farlo in modo oggettivo e realista; comunque, con molta umiltà, cercherò di tracciare un’analisi generale della carriera di Joni Mitchell, magari soffermandomi sui dischi cheritengo più significativi.

Gianni Togni, o "il dimenticato"

Il fenomeno dei cantautori italiani è molto interessante.
A partire dagli anni ’60 e da quella che si può definire molto semplicisticamente la “Scuola Genovese” (Paoli, Bindi, Lauzi, De André, ecc..) si afferma un tipo di autore che scrive testi e musiche delle canzoni e, cosa più importante, le interpreta. Anche Luigi Tenco, a cui è dedicato un premio famoso, appartiene a quel periodo e forse con canzoni come Vedrai Vedrai, Mi sono innamorato di te, e altre, incarna un certo modo di fare canzone debitore più della chanson francois (Brassens, Ferré) che delle pulsioni rock & folk provenienti dal mondo di lingua inglese (Dylan, Donovan, Ochs e altri). 

RENDIAMO OMAGGIO

Un fugace sguardo all’affascinante, bizzarro mondo dei dischi tributo in ambito pop/rock

Un paio di giorni fa, mentre frugavo nelle viscere di quell’essere informe, protoplasmatico, labirintico e ormai dotato di vita propria che chiamo con confidenza la mia collezione di dischi in cerca di qualcosa da ascoltare, mi sono reso conto di come nei meandri della suddetta bestia negli ultimi anni si siano moltiplicati a ritmo vertiginoso opere appartenenti all’ambigua e sfuggente categoria dei cosiddetti “dischi tributo”.
 

MARC BOLAN & T. REX: "BORN TO BOOGIE"

...PIUME, LUSTRINI E ROCK'N'ROLL!

doppio dvd (oltre 5 ore e mezza!); sottot. italiani; prezzo "variabile" - 2005 Sanctuary Visual Entertainment 

Well you can bump & grind
And it’s good for your mind
Well you can twist & shout
Let it all hang out
But you won’t fool the children of the revolution
No you won’t fool the children of the revolution
Well you can bump & grind
And it’s good for your mind
I drive a rolls royce
’cause it’s good for my voice...

[Children Of The Revolution,
Marc Bolan (1947-1977) ] 

ANIME NERE

PICCOLO EXCURSUS NELLA MUSICA SOUL ATTRAVERSO DUE DISCHI IMPORTANTI 

Chiedersi quale sia il miglior album di sempre in un determinato genere musicale è domanda destinata a restare senza risposta. O ad averne milioni. E’ un fatto di gusti, in fin dei conti.

Allora sarebbe meglio parlare di album più rappresentativo. E qui la cosa si fa leggermente più oggettiva.

A rappresentare ciò che comunemente va sotto il nome di soul, o meglio di un certo tipo di soul, quello sviluppatosi nel triangolo Macon–Memphis–Muscle Shoals, nel profondo sud degli USA, due personaggi entrati a pieno diritto nella storia della musica pop tout court: Aretha Franklin ed Otis Redding. Ancora in attività la prima, deceduto in un incidente aereo il secondo.

I'M THAT NIGGER IN THE ALLEY - A blaxploitation soundtrack

Memphis-Chicago, solo andata. Era questo uno degli itinerari di quella ferrovia sotterranea, di nome ma non di fatto, conosciuta come “Underground Railroad”. Gli schiavi afro-americani in cerca della tanto agognata libertà si mettevano nelle mani di questo movimento non ufficiale, composto da bianchi e neri, che andava appunto sotto il nome di “Underground Railroad” e che aveva come scopo quello di permettere ai fuggitivi un approdo sicuro oltre confine, nel più amichevole Canada.

Affrancarsi dalla schiavitù era certamente il sogno di tutti gli afro-americani del diciannovesimo secolo, ma pochi erano in realtà disposti a rischiare la vita per un’impresa pericolosa e tutt’altro che sicura come la fuga verso la grande foglia d’acero.

Un secolo dopo, la schiavitù è un lontano ricordo. Una memoria con cui però tutti gli afro-americani si trovano a dover fare i conti.

DIO - A lyrical overview - Pt. 1

Nella ristretta cerchia di coloro che hanno raggiunto il successo discografico, ci sono due tipi di artisti: quelli che vivono di musica, e quelli che vivono per la musica.
Ronald James Padovano, in arte Ronnie James Dio, appartiene sicuramente alla seconda categoria.
Si può dire infatti, senza timore di smentita, che Ronnie abbia praticamente sempre vissuto circondato dalla musica, che sia stata la sua unica, grande passione per tutta la vita. Già a cinque anni, il piccolo Ronald cominciava a suonare strumenti a fiato; appena adolescente, aveva già pubblicato nove singoli e un album live con una school-band che sembrava cambiare nome in continuazione, da The Vegas Kings a Ronnie & The Rumblers, da Ronnie And The Red Caps a Ronnie Dio and the Prophets. E ancora oggi, a quarantasei anni da quel primo singolo, continua a calcare i palchi di mezzo mondo, sempre con la stessa, immutata passione. Una passione che gli è valsa, insieme alle sue enormi doti vocali e compositive, l’ammirazione di migliaia e migliaia di fan.

RONNIE JAMES DIO - discografia ragionata - 1a pt.

THE EARLY DAYS
Gli esordi di Ronnie James Dio vanno ricercati addirittura alla fine degli anni ’50 quando, ancora giovanissimo, iniziò a suonare ai festival scolastici con la sua prima band: The Vegas Kings. Grazie ad un’etichetta locale, gestita da un amico, la band pubblicò anche un singolo (“Lover”, 1958), anche se allora il nome del gruppo era già stato cambiato in Ronnie And The Red Caps. Nel 1961 assunsero il nome di Ronnie Dio And The Prophets, con il quale pubblicarono diversi singoli. Da notare che all’epoca, oltre a cantare, Ronnie suonava anche il basso.



ICON - Aor rules!

John Wetton & Geoff Downes, ossia un pezzo di storia del prog rock inglese.

Wetton lo è. Cantante e bassista è attivo dal 1971. Prima giovanissimo con i Family, poi in una delle migliori formazioni dei King Crimson che la storia ricordi, quella di Larks' Tongues in Aspic (1973), Red (1974), Starless and Bible Black, e USA (1975). Tanto per chiarirci.
E il tastierista Downes? Beh, inizia con I Buggles di Video Killed the radio stars. Una spruzzata di prog in mezzo alla disco anni ’70. Poi passa agli Yes

venerdì 12 novembre 2010

u2 - Roma, 23/07/2005

VERTIGINI MUSICALI NELLA CAPITALE

Come mi son trovato ad assistere ad uno dei più importanti eventi musicali dell’anno?

Di che evento sto parlando? Ma del concerto degli U2, tenutosi allo stadio olimpico di Roma il 23 luglio, terza data del tour Vertigo, di passaggio per l’Italia, dopo il pienone di gente fatta nelle due date di Milano.

Queensryche - Operation: Mindcrime

Emi – 1986 -15 Tracce – 45 Minuti

Certe recensioni iniziano quasi per gioco. Non avevo intenzione di fare ritornare la rubrica Metallo Storico con "Operation: Mindcrime" perchè non mi sentivo all'altezza di parlare di un disco tanto perfetto e tanto grande. Poi, per caso, metto ieri il cd nel lettore e mi ritrovo incapace di fare qualsiasi altra cosa se non seguire la musica canzone per canzone, emozionandomi ancora. Penso che sia questa la vera grandezza di un qualunque disco, ciò che lo rende davvero immortale: quella di comunicarti delle emozioni anche alla decimillesima volta che lo senti. E con "Operation: Mindcrime" sono sempre emozioni fortissime, emozioni che fanno riflettere e che ti portano a volerne parlare. E così arriviamo a questa recensione.

The Descent

In un panorama horror sempre più piatto in cui a prevalere sono remake e seguiti di seguiti diventa sempre più difficile trovare idee non tanto nuove o originali, quanto fresche o che ti facciano uscire dal cinema con la sensazione di aver passato un paio d'ore avendo visto un buon film horror. The Descent, seconda opera del regista Neil Marshall, appartiene per fortuna a questa seconda categoria. Marshall è un appassionato di quelli veri e lo aveva già dimostrato con la sua opera prima, il licantropesco Dog Soldiers e ci delizia con una tale dose di splatter che può fare davvero scalpore: scene di cannibalismo, fratture con le ossa bene in evidenza, ettolitri di sangue e tanta violenza; non male se pensiamo a Van Helsing, vero?