Si spengono le luci, il sipario resta chiuso e lo spettatoremediodiBattiatocioèio [1] comincia a sudare freddo, si ricorda un live preso per caso alla sala borsa di Bologna con archi di accompagnamento e nessun sintetizzatore, brani eseguiti con l’entusiasmo di un giocatore di curling. Sul palco salgono lui (lo scrivo con la lettera minuscola, per ora) e un sosia di Venditti al pianoforte, lui attacca con un brano sconosciuto che poi mi dicono essere stato composto da un musicista dell’800 su parole del Bardo in persona. Lo spettatore medio suda freddo.
Attacca quindi il primo singolo del nuovo album, quel Tra sesso e castità che, mi ricordo da quel paio di ascolti alla radio (non ho comprato l’album: mancanza di fiducia, lo ammetto), esplode a un certo punto in un ritornello che salva il resto dalla mediocrità a cui purtroppo lui ci ha abituati negli ultimi anni.









































