lunedì 1 febbraio 2010

Candlemass "Candlemass"

Nuclear Blast/Audioglobe - 2005 - 10 Tracce – 59 Minuti

Altro giro, altra reunion…

In una ormai endemica e sempre più preoccupante crisi di idee, il mondo del metal si sta aggrappando sempre di più alle vecchie icone e, com’è ovvio, fioccano le reunion più o meno nobili. Tra queste quella dei Candlemass ha un valore speciale: la band di Leif Edling è stata una di quelle formazioni che ha realmente inciso il proprio nome nella storia di questa musica arrivando, tramite un’evoluzione dei tipici stilemi sabbathiani, ad un doom metal personale, fatto di grandi emozioni ed atmosfere caratterizzate da malinconia, eticità, teatralità e da un certo alone mistico ed enigmatico. Un gruppo che, nonostante gli indubbi meriti artistici, non ha mai raccolto enormi consensi (anche e soprattutto per la particolarità delle atmosfere), restando però un vero e proprio oggetto di culto da parte di molti appassionati.

C’e’ da ricordare che inizialmente la reunion doveva essere solo, appunto, un grosso regalo ai fan, consistente in un’ultima tournee tanto che, una volta terminata, addirittura i Candlemass avevano annunciato ufficialmente il loro scioglimento definitivo…ma non troppo, visto che nei mesi successivi la voglia di regalare un nuovo disco era troppo elevata e l’ispirazione troppo grande per buttare al vento un’opportunità unica. Ed è così che nasce questo Candlemass.


C’erano quindi tutti i presupposti per un lavoro di buona qualità e così, fortunatamente, è stato. Anzi, l’inizio dell’album è eccezionale: tutti i dubbi vengono immediatamente spazzati via da Black Dwarf, un pezzo tiratissimo, sorretto da un riff di rara potenza ed efficacia ed impreziosito un Messiah Marcolin assolutamente in stato di grazia, il tutto con una produzione (uno dei punti deboli della produzione passata dei Candlemass) che si potrebbe definire praticamente perfetta. Ma non basta: il brano seguente, Seven Silver Keys, ci mostra il lato più solenne e malinconico della band. Un riff funereo e pieno introduce una traccia giocata sul contrasto tra le strofe, piuttosto pacate, ed il ritornello irresistibile e trascinante, dove avviene l’apertura melodica che vede, ancora una volta, svettare su tutto la potente voce di un Messiah davvero tornato quello di un tempo.

Se il resto dei brani si fosse mantenuto su questo livello non sarebbe stato esagerato gridare al capolavoro, ma la continuazione dell’album vede un piccolo calo qualitativo, con un livello che viene comunque mantenuto più che discreto per tutti i 60 minuti del disco e con un’altra canzone, Copernicus, davvero degna di nota con quella sua atmosfera enigmatica e quasi indecifrabile.

Insomma, i Candlemass sono riusciti nel difficilissimo compito di realizzare un album che non facesse assolutamente rimpiangere il passato: anzi, a ben vedere, Candlemass si piazza alla fine giusto un gradino sotto i due grandi capolavori della band, Epicus Doomicus Metallicus e Nightfall. Se avete amato la band svedese in passato buttatevi quindi senza timore su questo nuovo disco…se non la conoscevate…beh, questo è forse il disco giusto per cominciare…

Albyrinth