domenica 23 gennaio 2011

BETTY DAVIS "This is it!"

 Vampisoul, 2005 - 19 tracce, 74 min.

Il detto “Mai giudicare un libro dalla copertina” è una di quelle perle di saggezza che faremmo bene ad applicare non solo alla letteratura, ma a tutte le arti (escludendo, ovviamente, quelle dove copertina e contenuto coincidono, pittura e scultura nella fattispecie), musica pop inclusa e, mi permetto di aggiungere, anche alle persone. Come per ogni regola che si rispetti però, anche la summenzionata è ricchissima di eccezioni. L’eccezione a cui mi riferisco in questo caso risponde al nome di Betty Davis e di un disco da poco pubblicato, dal titolo “This is it!”.
 


Ad ammiccare dalla copertina dell’album una signorina a cavallo di una Harley Davidson (presumo, data la mia ignoranza in materia), ammantata (si fa per dire) di un body zebrato che lascia veramente poco all’immaginazione. Un visino che definire provocante è dire poco, sormontato da una capigliatura afro da misurare in metri cubi, ed una pelle color ebano completano il quadretto invero molto allettante, scommetto non solo per il sottoscritto.


Dicevamo del giudicare un libro dalla copertina, ebbene in questo caso copertina e contenuto coincidono in modo impressionante. La musica non sarebbe potuta essere diversa da quella contenuta in questa ristampa stipata di funk (ben 74 minuti) data alle stampe in questo 2005 dalla Vampisoul.

All’anagrafe Betty Mabry, la signorina preferirà (come darle torto!) utilizzare il cognome dell’uomo che sposerà appena ventitreenne (lei), tale Miles Davis. Tanto per dire della personalità della signorina nativa della North Carolina, il buon Miles si sentirà addirittura adombrato, musicalmente parlando, dalla foga e dalla sensualità (o meglio sessualità) che la giovane moglie era capace di infondere in ogni pezzo registrato. Betty fu la musa di Davis per un anno o poco più (tale fu la durata del loro matrimonio), ma secondo molti il Miles “elettrico”, quello ancor’oggi guardato con disprezzo da certa critica jazz, deve molto se non tutto a questa signorina capace di travolgerlo come un tornado. E’ di Betty Davis il viso che compare sulla copertina di “Filles de Kilimanjaro”, ed a lei Miles ha dedicato il brano “Madamoiselle Mabry” contenuto nell’album stesso.

Per comprendere un artista però, non è la sua biografia che bisogna studiare (anche se ha il suo peso. Tanto per dire, la nostra eroina è stata intima amica di un altro sconosciuto di nome Jimi Hendrix!), bensì la sua arte. Va dato atto alla Vampisoul di aver fatto un egregio lavoro rendendo disponibili nuovamente brani che di diritto devono essere presenti in qualunque collezione funk degna di tal nome.

“This is it!” raccoglie 19 brani estrapolati da tre album pubblicati tra il 1973 ed il 1975 (“Betty Davis”, “They say I’m different” e “Nasty Gal” i titoli da cercare nel mercato per collezionisti…buona fortuna).

La raccolta si apre con “If I’m in luck I might get picked up”, brano che fin dal titolo lascia capire quanto la tensione sessuale permei questo album. Un suono di basso densissimo ed un organo svisante fanno da tappeto alla voce per nulla levigata della bella Betty. “Walkin’up the road” è il suono del ghetto e delle puttane che lo popolano. Voce sguaiata, sanguigna, vorace, una chitarra acida il giusto e l’onnipresente basso come spina dorsale. Il trittico d’apertura si chiude con “Anti love song” dove la signorina Mabry si dà una calmata, sussurrando all’ascoltatore dolci parole di anti-amore. “He was a big freak” inizia con un organo chiesastico subito sovrastato dalle urla e dalla voglia di sesso della mai sazia cantante (anche autrice dei brani, giusto per far capire che non parliamo dell’ultima delle sprovvedute…tutt’altro). “Git in there” poi, trasuda umori impossibili da descrivere, con le coriste pronte ad incitare Betty ed a spronarla al raggiungimento di quell’orgasmo sonoro giusta ricompensa dopo tanto sudore. Coinvolgente. Così come coinvolgente è “70’s blues”, sorta di rivisitazione anni ‘70 del blues classico (delta-blues, tanto per intenderci).

In “Nasty gal” si fa invece palese quanto il funk, tra le musiche nere, sia la più imparentata con il rock di matrice bianca (che poi parlare di matrice bianca per il rock sia un ossimoro…siamo d’accordo). “Funk” invece è un treno in corsa, una locomotiva a propulsione musicale, un convoglio i cui passeggeri sono Stevie Wonder e Tina Turner, Jimi Hendrix e Aretha Franklin, i Funkadelics e Chaka Khan, con Betty Davis a controllare i biglietti. In “Shut off the light” invece la ex-moglie di Miles anticipa di quei dieci anni il modo di cantare che farà di Axl Rose un’icona per gli hard rock fan. Ascoltare per credere.

A conclusione dell’album è posta “This is it”. Chitarre che continuano là dove si erano interrotte in “Shut off the light”, ritmica sempre portentosa e voce, neanche a dirlo, padrona assoluta della scena.

Dopo i tre album da cui i brani di questa ristampa sono estratti, Betty Davis decise di ritirarsi dalle scene, cosa che ben presto ne ha fatto perdere la memoria in mezzo a tonnellate di produzioni che se non sono direttamente debitrici della signorina Mabry poco ci manca. Disse Miles Davis nella sua autobiografia: “Se Betty fosse stata una cantante al giorno d’oggi sarebbe stata come Madonna…Era troppo avanti rispetto ai tempi”. Giammai mi venga voglia di mettere in dubbio le parole di mr. Jazz in persona, non posso far altro che consigliarvi di recuperare questo lavoro che rende giustizia ad un’interprete (e come ricordato anche autrice) per troppo tempo non citata nelle varie classifiche sui migliori album black. Speriamo che da ora in poi il giusto posto sia riservato alla signorina in grado di scatenare tempeste ormonali anche nel più asessuato degli ascoltatori.

0 commenti:

Posta un commento