domenica 23 gennaio 2011

Dream Theater "Octavarium"

2005 Atlantic/Universal

C’è sempre stato una cosa che non mi è andata giù nei Dream Theater: quella che musicisti così tecnici e dotati non riuscissero a scrivere, salvo le ovvie eccezioni, vere canzoni. Perché la band americana in passato non riusciva a focalizzarsi sui brani, riempiendoli oltre ogni limite, stirandoli all’infinito pur di poter inserire lunghissime parti solistiche. Insomma, le idee c’erano, ma venivano poi sommerse e diluite negli assoli chilometrici.
E sì che i Theater avevano mostrato più di una volta di riuscire a dare il meglio proprio sulle canzoni più brevi, come il trittico di apertura di Images And Words o come gli episodi migliori di Awake, che rimane, ancora oggi, il loro lavoro più riuscito (forse anche perché l’ultimo con il bravo Kevin Moore alle tastiere).
 
Ci devono avere pensato anche loro, visto che già qualcosa si intuiva nello scorso Train Of Thought, album dove il riffing diveniva improvvisamente molto più scarno e diretto, le atmosfere divenivano più pesanti ed oscure e le canzoni incominciavano ad assumere una struttura più lineare, ma dove gli assoli venivano tirati un po’ troppo, colpa anche di un John Petrucci al minimo storico dell’ispirazione, alle prese con piattissime scale suonate a velocità supersonica. Questo Octavarium è un ulteriore passo in avanti, decisamente più grosso di quanto ci si potesse aspettare, visto che, soprattutto nella prima parte del disco, i Theater sembrano rifiutare il loro passato, componendo le canzoni spinti solo dal puro desiderio della ricerca melodica.


Ne escono brani efficaci, come The Answer Lies Within e I Walk Beside You, dove la parte solistica è ridotta letteralmente al minimo per dare il maggior spazio possibile alle melodie ed alla musica; insomma, visto che si tratta dei Dream Theater, il tutto finisce per suonare addirittura sconvolgente, ancora di più pensando che la band si è dichiaratamente ispirata a band non certo metalliche come i Coldplay e gli U2. Già, poveri fan della band: non solo i loro favoriti tagliano i loro amatissimi sbrodolamenti strumentali, ma addirittura si ispirano a band soft rock! Aldilà delle battute, come già detto, il meccanismo funziona alla perfezione ed i Dream Theater finalmente riescono a mostrare tutto il loro talento di songwriter: tanti saluti quindi ai supposti elementi progressivi (che, non mi stancherò mai di dirlo, nella band americana sono sempre stati elementi molto più di forma che di fatto) e benvenuti ad una nuova attitudine.

A parte i due pezzi citati, in tutta la prima parte del disco il gruppo si concentra sulla ricerca della maggiore semplicità possibile, con la tecnica che finalmente viene messa a disposizione della forma canzone: insomma un ribaltamento quasi totale rispetto al passato.

Le uniche concessioni al loro stile classico sono rappresentati dagli ultimi due brani: Track 7 è un pezzo a dire il vero piuttosto anonimo e poco ispirato, mentre qualche parola la merita la suite finale che dà il titolo all’album, Octavarium, appunto. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare la classica traccia lunghissima e prolissa a cui ci avevano abituato in passato, ma anche qui l’attitudine della band si rivela rinnovata, visto che siamo di fronte ad una canzone dove la formazione americana si diletta a citare palesemente molte delle band che li hanno ispirati, dai Pink Floyd ai Rush, passando per Kansas, Genesis, Iron Maiden e Metallica. Siamo di fronte ad un gioco dichiaratissimo e la band riesce ad amalgamare i tanti pezzettini di cui è composta la suite alla perfezione, ammiccando quasi all’ascoltatore; per fare un paragone, su questo brano c’è lo stesso tipo di atmosfera che si respira sui dischi fracassoni e divertenti degli Ayreon.

Octavarium è un passo decisivo nella carriera dei Dream Theater, l’allontanamento definitivo dal loro passato e dalla nomea di grandi eredi del progressive anni ’70 (cosa che, lo ripeterò sino alla morte, non sono mai stati) per arrivare a riscoprirsi semplici compositori capaci di mettere la loro inarrivabile tecnica strumentale al servizio della canzone e delle melodie. Molti fan della formazione americana hanno già gridato allo scandalo, ma la verità è che i Dream Theater sono finalmente riusciti a trovare la loro giusta dimensione; non tutto è ancora perfetto e ci sono ancora da limare un paio di cose, ma il più ormai è fatto…sperando che non ritornino improvvisamente sui loro passi, per placare gli animi dei loro sostenitori. Sarebbe un peccato, giunti a questo punto…

OCTAVARIUS Tracklist:
1. The Root of all Evil
2. The Answer Lies Within
3. These Walls
4. I Walk Beside You
5. Panic Attack
6. Never Enough
7. Sacrificed Sons
8. Octavarium

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