domenica 23 gennaio 2011

Gianni Togni, o "il dimenticato"

Il fenomeno dei cantautori italiani è molto interessante.
A partire dagli anni ’60 e da quella che si può definire molto semplicisticamente la “Scuola Genovese” (Paoli, Bindi, Lauzi, De André, ecc..) si afferma un tipo di autore che scrive testi e musiche delle canzoni e, cosa più importante, le interpreta. Anche Luigi Tenco, a cui è dedicato un premio famoso, appartiene a quel periodo e forse con canzoni come Vedrai Vedrai, Mi sono innamorato di te, e altre, incarna un certo modo di fare canzone debitore più della chanson francois (Brassens, Ferré) che delle pulsioni rock & folk provenienti dal mondo di lingua inglese (Dylan, Donovan, Ochs e altri). 


Negli anni ’70 accanto a Venditti, De Gregori e Dalla (la Sacra Triade della musica d’autore italiana) emerge come un titano Lucio Battisti. Il fatto è che a rigor di termini Battisti non è un cantautore. Battisti scrive solo le musiche delle sue canzoni. I testi sono opera di Mogol. Nasce quindi una nuova figura autorale: la “Coppia”, ossia un cantante/musicista e un paroliere che si dedica a lui (esclusivamente come nel caso di Mogol per Battisti, o accanto ad altri ma comunque sempre scrivendo tutti i testi delle canzoni di X). Battisti rimane ancora oggi inarrivabile. Non è un cantautore, non è un mero esecutore, non è solo un compositore. E’ qualcosa di unico. Ma accanto a nomi indiscutibili della musica italiana gli anni ’70 ci hanno regalato personaggi minori, ricchi di talento ma che per un motivo qualsiasi non hanno superato la barriera del “successo stagionale”.Alla fine degli anni ’70, in piena epoca disco-music ecco che un giovane pianista-cantante cerca di sfondare nel mondo del pop.
Si tratta di Gianni Togni, che dopo un disco pubblicato nel 1975 (In una simile circostanza) e passato inosservato nel 1979 azzecca un hit con Luna e nel 1980 sforna il primo di una serie di LP che percorreranno più o meno con successo tutti gli anni ’80 . Lo so, siete tutti piccoli, ma sono sicuro che qualcuno tra voi ricorderà l’attacco ”e guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’…”

Dal 1980 al 1988 Togni pubblico otto LP (…E in quel momento 1980, Le mie strade 1981, Bollettino dei naviganti 1982, Gianni Togni 1983, Stile Libero 1984, Segui il tuo cuore 1985, Di questi tempi 1987, Bersaglio Mobile 1988). Devo dire che i quattro dall’’83 all’87 sono belli. O almeno… A ME ME PIACE. Canzoni come Per noi innamorati e Pensierini della sera (’83) , Se me ne andrò (se te ne andrai da me) (’84), Segui il tuo cuore e E qualcosa c’è (’85), o C’è unaverità (’87) hanno un qualcosa. Hanno una sincerità di fondo. Forse una ingenuità nel loro essere canzoni platealmente sentimentali. Quasi didascaliche. Ma di una ovvietà disarmante. E devo dire che Togni, pur essendo come dice lui stesso un autodidatta, ha una capacità musicale non comune nello scrivere melodie che si fissano nella testa. Prendiamo ad esempio Vivi, da Bollettino dei naviganti (’82). Un testo che pare quasi parodistico nel suo voler a tutti i costi sembrare quotidiano

“Vivi tutte le passioni con gli oscar mondadori
di qualche anno fa
tu luce del varietà
mangi un panino nell’attesa del provino
Vivi guardi i films estivi all’ultimo spettacolo
gli altri vanno via
e ti parte la fantasia
dalla stazione senza treni del tuo cuore"

eppure la musica, che inizia con un arpeggio ritmato di piano, nel ritornello-inciso diventa trascinante, quasi una marcia che cattura e si sposa alle parole usate quasi in senso ritmico. Possono essere canzonette, ma sono ben fatte.

Poi nel 1988 con Bersaglio mobile qualcosa si spezza. Una canzone in particolare rivela qualcosa. Si tratta di Fuori dagli schemi.

So che in verità non c’è difesa
l’equilibrio non è facile
ho provato a leggere qualcosa
ma nei libri non ci sei
come mai
Deve esserci una dimensione
che non è comunicabile
ho acceso la televisione
ma tu non appari mai
dove sei

Né entrare né uscire
vendere o comprare
mi aiuteranno a non pensare
non ti si può inquadrare
perché sei
fuori dagli schemi
fuori dai sistemi
ed anche fuori di me

Sono uscito per disperazione
con la macchina per la città
ho cercato un posto dove stare
ma ho capito che non c’è
senza te
Anche razionalizzare
è completamente inutile
la tua voce la dovrei ascoltare
con l’orecchio di un Van Gogh
che non ho...

Col senno di poi possiamo dire che quel verso “ho acceso la televisione, ma tu non appari mai dove sei” è rivelatorio.

Togni a un certo punto è sparito dal video. Ha deciso di non “apparire dove non era”. Anche la musica qui è strana. L’attacco è spezzato, un ritmo sconnesso quasi. Tempi dispari che indicano inquietudine, un vagare in territori diversi. Un ritmo spezzato, lontano dalla melodia consueta, che ritorna solo nell’inciso. Ma ancora torna la disperazione. Cerca un posto dove stare, ma senza trovarlo.

Dopo questo LP silenzio. Togni torna nel 1992 con Singoli, un CD che passa inosservato. Nessun singolo e nessun passaggio radio e TV. Nel 1996 è la volta di Cari amori miei, un’antologia che raccoglie tutti i successi e due inediti, uno dei quali Mi salvo con te, è forse la canzone più bella che abbia mai scritto

E’ una canzone che letta con gli occhiali giusti rivela una storia. La storia di un uomo, di una persona che è passato per un dolore. E ne è uscito. La storia di una persona che credeva di aver raggiunto il successo, ma che ha scoperto che la vita, quando fa male, lo fa veramente. E alla fine si salva. Ma non grazie a una cosa. Si salva con te.

L’antologia provoca un blando ritorno di interesse e l’anno dopo nel 1997, esce l’ultimo CD di Togni, Ho bisgnodi parlare. Anche qui, nessun singolo, nessuna comparsata televisiva e il silenzio torna su di lui.

Otto anni nell’oblio. Non è forse giusto definirlo il dimenticato?

Eppure… eppure….

Il discorso è che Togni ha sì abbandonato la vita di cantante, ma per un altro percorso.

Nel 1998 debutta Hollywood – ritratto di un divo, musical scritto da Togni, con Massimo Ranieri e la regia di Giuseppe Patroni Griffi. La critica lo decreta un successo e sono tre anni di seguito di repliche. Viene realizzato anche un doppio Cd con le musiche, ma essendo una commedia musicale non entra nel giro dei dischi di classifica. A questo punto Togni si dedica alla musica sinfonica, e realizza la sigla e i commenti sonori alla trasmissione su Madre Teresa di Calcutta, trasmessa da Canale 5.

Nel 2001, dopo qualche anno passato a scrivere musiche per la TV il Teatro stabile di Stoccolma gli commissiona le musiche per la commedia musicale G and G, ispirata alla vita di Greta Garbo.

Il mondo della canzone è ormai abbandonato. Prima del Cocciante di Notre Dame du paris Togni si è rivolto al mondo del teatro, cercando di fondere i due mondi in un nuovo progetto, riuscendoci anche con successo. Ma l’ironia della sorte fa sì che quasi nessuno lo sappia.

Come Battisti anche Togni non è un cantautore in senso stretto. I testi delle sue canzoni li scrive Gianni Morra, paroliere non male che in seguito collaborerà anche con Toquinho e Michele Zarrillo. Però Togni il piano lo mastica abbastanza bene. Autodidatta riesce a creare delle melodie efficaci. Dopo Luna le estati degli anni successivi vedono altri hit come Semplice, Vivi, Segui il tuo cuore, Per noi innamorati. Torniamo alla fine degli anni ’80. Nel 1988 Togni sparisce nel nulla. Cosa era successo?

Due cose. Una la decisione coraggiosa ma assolutamente folle in piena epoca MTV-Videomusic di non promuovere i suoi singoli con dei video. Questo fatto portò alla sparizione di Togni da tutte le trasmissioni video-musicali del momento. Se il tuo singolo non era supportato da un video non esisteva. Punto. E se non esisteva per la TV era molto probabile che non esistesse nemmeno per la radio. Ergo pochi passaggi , ergo poca conoscenza da parte dei probabili acquirenti, conclusione vendite bassissime.

La seconda cosa (e qui ci avventuriamo nel reame del “si dice”) è una profonda depressione conseguenza delle poche vendite di Di questi tempi e Bersaglio Mobile. La casa discografica non fu soddisfatta dei risultati. La cosa provocò in Togni (ripeto, sono solo ipotesi sia pure supportate da un’intervista rilasciata da Togni in occasione dell’uscita di Singoli, il CD del suo ritorno sulle scene) un rigetto dell’ambiente musicale.

Una cosa strana, se andate in un negozio di dischi ben fornito, è che di Gianni Togni non esistono CD, a parte due antologie di vecchi successi e Cari amori miei.

Tutti gli LP degli anni ’80 sono svaniti, e con loro canzoni molto interessanti con testi non banali di Morra, e musiche assolutamente non “usa e getta”,

Concludo: la scelta di non soggiacere alla schiavitù dei video è stata fatale per il Gianni Togni cantante, che ha sperato di poter proporre musica commerciale di classe senza seguire le regole del mercato. Gli è andata male, e oggi nessuno si ricorda di lui. Ma in un contesto elitario una persona che ha rifiutato di fare quello che fanno tutti va rivalutata. Dategli una possibilità.

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