THE EARLY DAYS
Gli esordi di Ronnie James Dio vanno ricercati addirittura alla fine degli anni ’50 quando, ancora giovanissimo, iniziò a suonare ai festival scolastici con la sua prima band: The Vegas Kings. Grazie ad un’etichetta locale, gestita da un amico, la band pubblicò anche un singolo (“Lover”, 1958), anche se allora il nome del gruppo era già stato cambiato in Ronnie And The Red Caps. Nel 1961 assunsero il nome di Ronnie Dio And The Prophets, con il quale pubblicarono diversi singoli. Da notare che all’epoca, oltre a cantare, Ronnie suonava anche il basso.
RONNIE DIO AND THE PROPHETS
Dio At Dominos (1963)
I Ronnie And the Prophets arrivarono al primo album nel 1963. “Dio At Dominos” è in assoluto il primo full-lenght a cui Ronnie abbia mai partecipato. Una vera rarità per collezionisti, sulla quale non possiamo dirvi molto di più del fatto che si trattava di tradizionale rock ‘n’ roll, ed era in pratica un live album.
ELF
Elf (1972)
Gli esordi di quello che fu il primo serio progetto musicale di Ronnie avvenirono con un singolo, pubblicato con il nome di Electric Elves (“Hey Look Me Over”, 1967). In seguito, la band decise di chiamarsi semplicemente Elf, ed esordì nel 1972 con l’album omonimo. Anche di questo album si sono perse le tracce, comunque siamo in territori decisamente “fricchettoni”, come andava di moda all’epoca. Da notare che furono Ian Paice e (soprattutto) Roger Glover a procurare loro un contratto dopo averli visti all’opera in un club ed a produrre questo album.
Elf (1972)
Gli esordi di quello che fu il primo serio progetto musicale di Ronnie avvenirono con un singolo, pubblicato con il nome di Electric Elves (“Hey Look Me Over”, 1967). In seguito, la band decise di chiamarsi semplicemente Elf, ed esordì nel 1972 con l’album omonimo. Anche di questo album si sono perse le tracce, comunque siamo in territori decisamente “fricchettoni”, come andava di moda all’epoca. Da notare che furono Ian Paice e (soprattutto) Roger Glover a procurare loro un contratto dopo averli visti all’opera in un club ed a produrre questo album.
Carolina County Ball (1974)
Molto più serio del precedente, “Carolina...” fu il primo album degli Elf ad ottenere una certa considerazione. Prodotto questa volta dal solo Roger Glover, è un buon esempio di rock ‘n’ roll, scanzonato e divertente, ma già con una notevole grinta, sia nei suoni (le chitarre, per l’epoca, vanno considerate molto aggressive), che nella voce di Ronnie. Infatti, il modo di cantare di Dio era già quello che lo avrebbe più tardi reso famoso, teatrale, potente e melodico al tempo stesso. Da notare l’apparizione di un brano intitolato, profeticamente, “Rainbow”.
Trying To Burn The Sun (1975)
Questo disco fu registrato solo pochi giorni prima che la band al completo, escluso il chitarrista Steve Edwards, si unisse a Ritchie Blackmore per registrare lo storico debut dei Rainbow. Rispetto a “Carolina...”, “Tryin’” rappresentò un ulteriore spostamento del suond verso l’hard rock purpleiano, anche se rimangono fortemente presenti le influenze del classico rock blues. Il risultato è una miscela interessante, per un album (prodotto sempre da Glover) che sarebbe poi uscito praticamente postumo, solo un mese prima di “Ritchie Blackmore’s Rainbow”.
Molto più serio del precedente, “Carolina...” fu il primo album degli Elf ad ottenere una certa considerazione. Prodotto questa volta dal solo Roger Glover, è un buon esempio di rock ‘n’ roll, scanzonato e divertente, ma già con una notevole grinta, sia nei suoni (le chitarre, per l’epoca, vanno considerate molto aggressive), che nella voce di Ronnie. Infatti, il modo di cantare di Dio era già quello che lo avrebbe più tardi reso famoso, teatrale, potente e melodico al tempo stesso. Da notare l’apparizione di un brano intitolato, profeticamente, “Rainbow”.
Trying To Burn The Sun (1975)
Questo disco fu registrato solo pochi giorni prima che la band al completo, escluso il chitarrista Steve Edwards, si unisse a Ritchie Blackmore per registrare lo storico debut dei Rainbow. Rispetto a “Carolina...”, “Tryin’” rappresentò un ulteriore spostamento del suond verso l’hard rock purpleiano, anche se rimangono fortemente presenti le influenze del classico rock blues. Il risultato è una miscela interessante, per un album (prodotto sempre da Glover) che sarebbe poi uscito praticamente postumo, solo un mese prima di “Ritchie Blackmore’s Rainbow”.
RAINBOW
Ritchie Blackmore’s Rainbow (1975)
L’esordio dei Rainbow non poteva essere più felice. L’unione del talento di Ritchie Blackmore con quello di Ronnie James Dio diede alla luce un album-capolavoro, lanciando definitivamente il vocalist italoamericano nell’olimpo dei grandi. L’apertura è affidata all’indimenticabile riff di “Man On The Silver Mountain”, un brano immortale che tutt’oggi Ronnie ama riproporre dal vivo. E come dimenticare “Self Portrait”, “Catch The Rainbow”, “Temple Of The King” o “Sixteenth Century Greensleeves”? Una perfetta fusione di melodia e hard rock, guidata dalla maestria chitarristica di Blackmore, e dalle sognanti e poetiche liriche di Ronnie. Un must.
Ritchie Blackmore’s Rainbow (1975)
L’esordio dei Rainbow non poteva essere più felice. L’unione del talento di Ritchie Blackmore con quello di Ronnie James Dio diede alla luce un album-capolavoro, lanciando definitivamente il vocalist italoamericano nell’olimpo dei grandi. L’apertura è affidata all’indimenticabile riff di “Man On The Silver Mountain”, un brano immortale che tutt’oggi Ronnie ama riproporre dal vivo. E come dimenticare “Self Portrait”, “Catch The Rainbow”, “Temple Of The King” o “Sixteenth Century Greensleeves”? Una perfetta fusione di melodia e hard rock, guidata dalla maestria chitarristica di Blackmore, e dalle sognanti e poetiche liriche di Ronnie. Un must.
Rainbow Rising (1976)
Il secondo album dei Rainbow registrò il cambiamento dell’intera line-up (esclusi ovviamente Ronnie e Ritchie). Da notare soprattutto l’ingresso di Cozy Powell alla batteria, che permise alla band di lanciarsi verso nuovi orizzonti. “Rising” può essere considerato alla base di quasi tutto il power europeo attuale; andatevi ad ascoltare la velocità ed i riff di “Light In the Black”, l’incedere potente di “Run With The Wolf”, e soprattutto “Stargazer”, forse il primo brano rock a poter essere definito davvero “epico” secondo gli standard odierni. Il produttore fu Martin Birch, che qualche anno dopo avrebbe legato il suo nome ai migliori lavori degli Iron Maiden. Un’album di enorme importanza storica per l’evoluzione del metal.
On Stage (1977)
Live album, non particolarmente esaltante. Buono per i fan del gruppo, ma non fondamentale, anche se la classe dei musicisti coinvolti è ineccepibile.
Long Live Rock ‘n’ Roll (1978)
Ultimo album registrato da Ronnie con i Rainbow. All’epoca di questo disco, i rapporti tra lui e Ritchie si stavano già guastando, anche perché Ritchie voleva intraprendere strade più commerciali. In effetti, “Long Live...” è di sicuro più commerciale di “Rising”, anche se contiene comunque almeno due capolavori: “Kill The King”, che farebbe la fortuna di qualsiasi power metal band odierna, e “Gates Of Babylon”, pezzo dall’atmosfera mistica e di intensità eccezionale. Ottime anche la titletrack e “Rainbow Eyes”, il resto si attesta su buoni livelli, ma inferiori a quelli dei due album precedenti.
BLACK SABBATH
Heaven And Hell (1980)
Ronnie rilevò il posto di Ozzy nei Sabs, e da questo connubio nacque uno dei più belli ed importanti album nella storia del metal. La voce di Dio, decisamente più versatile e tecnica di quella di Ozzy, permise ai Sabbath di aprire un pò il loro sound, di renderlo più dinamico e meno “monolitico” che in passato. Il successo fu immediato, e non sarebbe potuta andare diversamente. Non c’è un solo brano meno che eccellente in questo album, da “Neon Knights” a “Wishing Well”, da “Die Young” a “Lonely Is The World”. E su tutti, brillano “Children Of The Sea” e “Heaven And Hell”, autentiche gemme di misticismo e potenza, epiche e drammatiche. Un album che non può mancare nella discografia non solo dei metallari, ma in genere degli amanti della buona musica.
Mob Rules (1981)
Pur non raggiungendo i livelli del suo predecessore, “Mob Rules” fu un altro album assolutamente azzeccato. Da segnalare, in particolare, la titletrack e la splendida “Sign Of The Southern Cross”, naturale proseguimento di “Heaven And Hell”, oltre alla lenta e incisiva “Country Girl”, in cui la voce di Dio si sposa in maniera perfetta con il riffing monolitico di Iommi.
Live Evil (1983)
Il pomo della discordia. Fu questo live, infatti, a rendere insanabili i contrasti tra Ronnie James Dio e Vinnie Appice da un lato, e Tony Iommi e Geezer Butler dall’altro. Lasciando da parte le polemiche e le reciproche accuse, rimane un live accettabile. Il top è rappresentato senz’altro dal medley “Heaven And Hell/Sign Of The Southern Cross”.
Continua... [in realtà non fu mai scritta la seconda parte - ndO]
Il secondo album dei Rainbow registrò il cambiamento dell’intera line-up (esclusi ovviamente Ronnie e Ritchie). Da notare soprattutto l’ingresso di Cozy Powell alla batteria, che permise alla band di lanciarsi verso nuovi orizzonti. “Rising” può essere considerato alla base di quasi tutto il power europeo attuale; andatevi ad ascoltare la velocità ed i riff di “Light In the Black”, l’incedere potente di “Run With The Wolf”, e soprattutto “Stargazer”, forse il primo brano rock a poter essere definito davvero “epico” secondo gli standard odierni. Il produttore fu Martin Birch, che qualche anno dopo avrebbe legato il suo nome ai migliori lavori degli Iron Maiden. Un’album di enorme importanza storica per l’evoluzione del metal.
On Stage (1977)
Live album, non particolarmente esaltante. Buono per i fan del gruppo, ma non fondamentale, anche se la classe dei musicisti coinvolti è ineccepibile.
Long Live Rock ‘n’ Roll (1978)
Ultimo album registrato da Ronnie con i Rainbow. All’epoca di questo disco, i rapporti tra lui e Ritchie si stavano già guastando, anche perché Ritchie voleva intraprendere strade più commerciali. In effetti, “Long Live...” è di sicuro più commerciale di “Rising”, anche se contiene comunque almeno due capolavori: “Kill The King”, che farebbe la fortuna di qualsiasi power metal band odierna, e “Gates Of Babylon”, pezzo dall’atmosfera mistica e di intensità eccezionale. Ottime anche la titletrack e “Rainbow Eyes”, il resto si attesta su buoni livelli, ma inferiori a quelli dei due album precedenti.
BLACK SABBATH
Heaven And Hell (1980)
Ronnie rilevò il posto di Ozzy nei Sabs, e da questo connubio nacque uno dei più belli ed importanti album nella storia del metal. La voce di Dio, decisamente più versatile e tecnica di quella di Ozzy, permise ai Sabbath di aprire un pò il loro sound, di renderlo più dinamico e meno “monolitico” che in passato. Il successo fu immediato, e non sarebbe potuta andare diversamente. Non c’è un solo brano meno che eccellente in questo album, da “Neon Knights” a “Wishing Well”, da “Die Young” a “Lonely Is The World”. E su tutti, brillano “Children Of The Sea” e “Heaven And Hell”, autentiche gemme di misticismo e potenza, epiche e drammatiche. Un album che non può mancare nella discografia non solo dei metallari, ma in genere degli amanti della buona musica.
Mob Rules (1981)
Pur non raggiungendo i livelli del suo predecessore, “Mob Rules” fu un altro album assolutamente azzeccato. Da segnalare, in particolare, la titletrack e la splendida “Sign Of The Southern Cross”, naturale proseguimento di “Heaven And Hell”, oltre alla lenta e incisiva “Country Girl”, in cui la voce di Dio si sposa in maniera perfetta con il riffing monolitico di Iommi.
Live Evil (1983)
Il pomo della discordia. Fu questo live, infatti, a rendere insanabili i contrasti tra Ronnie James Dio e Vinnie Appice da un lato, e Tony Iommi e Geezer Butler dall’altro. Lasciando da parte le polemiche e le reciproche accuse, rimane un live accettabile. Il top è rappresentato senz’altro dal medley “Heaven And Hell/Sign Of The Southern Cross”.
Continua... [in realtà non fu mai scritta la seconda parte - ndO]


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