mercoledì 27 luglio 2011

Ritratto di FIONA APPLE

La carriera musicale di Fiona Apple, giovane cantautrice e pianista americana, inizia verso la metà degli anni ’90; la profondità e la ricchezza della sua musica, la durezza dei testi delle sue canzoni, che spesso raccontano episodi della sua infanzia burrascosa, hanno reso la Apple una delle artiste più interessanti della scena musicale americana degli ultimi dieci anni.

Il primo disco risale al 1996 e si intitola Tidal; non si tratta di un tipo di musica molto accessibile alla massa, e lo si capisce già dall’iniziale Sleep to dream, dal ritmo inebriante e dall’andamento molto ruvido; questa è una delle pochissime canzoni di Tidal dove vengono suonate le chitarre; lo strumento predominanteè infatti, in tutte le canzoni, il pianoforte; la senzazione che viene trasmessa da questa bellissima canzone è un po’ quella evocata dal titolo dell’album, come una marea che trasporta l’ascoltatore in un altro mondo, in un’altra dimensione; il finale della canzone è stupendo, e ci trasporta nella successiva e bellissima Sullen girl, un brano molto lento dove il pianoforte, suonato da Fiona, fa da padrone.


Le successive Shadowboxer, che è stato il primo singolo tratto dal disco, e Criminal hanno invece un andamento molto più ritmato e veloce, e soprattutto hanno una strumentazione molto ricca ed elaborata; il merito di questo è da attribuire, forse, alla collaborazione con Jon Brion, che suona una quantità di strumenti. Altra grande canzone è Never is a promise, un brano molto lento sempre col pianoforte in primo piano. Dell’ultima parte del disco è da ricordare Pale september, un brano ancora lento e con un tocco di gran classe, un brano che possiede un non so che di raffinato ed elegante (ma può essere solo una mia impressione….); quindi, in generale, a parte l’introduttiva Sleep to dream e altre due o tre canzoni, l’atmosfera del disco è molto pacata, crepuscolare, elegante, raffinata; comunque, a differenza di alcune recensioni che ho letto, mi sembra davvero un ottimo esordio.
La conferma del talento e della bravura di Fiona arriva nel 1999, con la pubblicazione di When the pawn… (il titolo completo è formato da ben 80 parole), per l’etichetta Epic; si fa un grosso passo avanti rispetto al primo disco; infatti, se Tidal era caratterizzato da un suono talvolta inconsistente e più scarno, con una strumentazione a volte povera (solo in una o due canzoni, per esempio, ci sono le chitarre), When the pawn… invece è un disco molto più complesso e articolato, una musica molto ricca e variegata; è un disco in cui Fiona espande i propri orizzonti musicali raggiungendo una maggiore maturità stilistica e musicale.

Basta ascoltare l’introduttiva On the bound per capirlo; questa canzone è un po’ il corrispettivo di Sleep to dream di Tidal; la successiva To your love, anche questa una canzone dal ritmo molto veloce, ci introduce al cuore del disco, dove si fa notare Paper bag, un vero capolavoro; il ritmo di questo brano ricorda molto Bacharach, l’andamento è tenue e altalenante, molto bella davvero; sempre Fiona protagonista al pianoforte, con la collaborazione del fidato Jon Brion, che questa volta è anche produttore del disco.
Altra perla è Fast as you can, canzone molto veloce ed inebriante; in generale si cominciamo ad avvertire le influenze che Fiona ha assorbito in questi anni, da parte di artiste quali Aimee Mann, al cui stile molte canzoni di When the pawn… si avvicinano o si ispirano; anche le successive The way things are e Get gone, bellissime, hanno qualcosa che in effetti ricorda la Mann di Magnolia (disco che non a caso uscì nel 1999, come When the pawn…).
Per molti anni, dal 1999 al 2005, Fiona rimane in silenzio discografico; aveva già pronto il terzo disco nel 2002-2003, ma per motivi contrattuali con la sua casa discografica, non ha potuto pubblicarlo fino al 2005; il motivo di tutto questo, udite udite, è il fatto che per la Epic il nuovo disco non conteneva possibili singoli, cioè non conteneva canzoni sufficientemente commercializzabili (leggi commerciali) da giustificare la sua pubblicazione… E' davvero una vergonga che un’artista come Fiona Apple, o altri artisti più in ombra, debbano abbassarsi a svendere la propria musica, adattarsi a simili compromessi, o prostituire il proprio talento in funzione del guadagno, dei soldi e della fama; quindi fino a quest’anno non abbiamo potuto assaporare quello che secondo me è il capolavoro indiscusso di Fiona, cioè il suo tanto atteso terzo disco, Exraordinary machine.

Extraordinary machine vive di una pienezza, di una consistenza e di una varietà sorprendenti; si alternano canzoni più lente e melodiche (la bellissima O’sailor, la grande Oh well, Parting gift), canzoni invece più ritmate (Get him back, la bella Tymps (the sick in the head song), Not about love) e canzoni quasi orchestrali, come la introduttiva Extraordinary machine e la conclusiva e bellissima Waltz (betterthan fine).
Queste ultime sono le uniche prodotte da Jon Brion, mentre le altre sono prodotte da Mike Elizondo; una canzone come O’Sailor ti porta alle lacrime, Waltz (better than fine) la sentiresti mille volte, e non basterebbe, Tymps (the sick in the head song), ti entra in testa e non la scordi più, mentre dopo aver ascoltato Please please please ti chiedi perché questo disco non è uscito anni fa invece di ora, perchè si è dovuto attendere così a lungo per questo capolavoro; un disco genuino, fresco, moderno, come se ne trovano pochi in giro, lo consiglio vivamente a tutti.
Fiona Apple è una grande protagonista della scena musicale americana, una eccezionale artista e musicista, destinata, spero, a farci compagnia a lungo.
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Alessandro Filippini
novembre 2005

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