Nel parlare di questa raccolta potrei benissimo cavarmela mettendo uno dietro l’altro i nomi degli artisti presenti ed i rispettivi brani. Finita lì. Qualunque ascoltatore distratto riconoscerebbe, almeno per sentito dire, i nomi maggiori e con molta probabilità sarebbe in grado di fischiettare anche i brani, stra-conosciuti, di personaggi di “seconda fascia”.
Potrei, ma mi negherei la possibilità di parlare, seppur a grandi linee e senza la pretesa di essere nemmeno minimamente esaustivo, di quella che molti considerano la casa discografica per eccellenza di tutta la soul music, con buona pace di Berry Gordy e della sua
Motown (diverso il discorso per quel che riguarda la
Stax, ma ci arriveremo).
Si tratta infatti di un’etichetta che sarà la casa di inquilini del calibro di
Ray Charles, Aretha Franklin, Wilson Pickett, Otis Redding, tanto per dire i primi che risaltano all’occhio.
.
La storia dell’
Atlantic Records inizia nel
1947, precisamente quando il figlio di un diplomatico turco ed un ebreo newyorkese studente di odontoiatria si conoscono e scoprono di avere in comune la passione per il jazz. Nasce così l’idea di mettere in piedi una casa discografica. Ciò dovrebbe bastare a far capire che razza di paese fossero gli Stati Uniti del secondo dopoguerra. Una terra dove l’intraprendenza (con solide basi, va da sé) era sempre premiata. Un paese dove
Ahmet Ertegun ed
Herb Abramson, grazie ad un prestito da parte del dentista di famiglia del primo, creano una casa discografica indipendente in grado di divenire in breve tempo sinonimo di “rhythm & blues”.
.
E mai accoppiamento fu più azzeccato tra una casa discografica ed il genere musicale da essa cavalcato (ma si badi che non di solo “r&b” si vivrà in casa Atlantic; un nome su tutti:
Led Zeppelin…e scusate se ho detto poco!) dato che il termine
“rhythm & blues” è stato coniato da quello che diventerà uno dei tre azionisti dell’Atlantic ed il suo produttore principale,
Jerry Wexler. Prima di approdare all’Atlantic Wexler lavorava come giornalista per la rivista
Billboard e fu qui che coniò il termine “r&b” per identificare la musica creata e “consumata” dagli afroamericani che non fosse né jazz né blues ma una sorta di incrocio tra i due generi (in verità la questione non è così semplice, ma facciamo finta che lo sia).In precedenza infatti per indicare tale genere musicale si usava il termine
“race music”. Definizione più disturbante e priva di rispetto non poteva esserci ed è giusto che sia stata abbandonata senza pentimenti.
.
0 commenti:
Posta un commento