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RICORDO DI UN MAESTRO
OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRE’ |
Sono già passati 7 anni… Un male terribile lo
aveva colpito verso la fine dell’estate del 1998, facendogli sospendere
gli ultimi concerti programmati, e nella notte fra il 10 e l’11 gennaio
1999 moriva Fabrizio De Andrè, uno degli elementi più rappresentativi della canzone d’autore italiana.
Non è però retorica affermare che le canzoni di De Andrè si distinguono oggi proprio per il loro essere ancora e sempre "vive" e di estrema attualità, inquiete metafore che hanno saputo attraversare le generazioni dagli anni 60 ai giorni nostri, anche grazie ad un mirabile esempio di ricerca linguistica e musicale. Una ricerca che portò il cantautore a stravolgere le proprie origini artistiche, riscoprendo negli anni ’80 il dialetto genovese unito a sonorità più complesse rispetto agli inizi, mantenendo sempre altissimo il livello qualitativo delle proprie produzioni.
Non è però retorica affermare che le canzoni di De Andrè si distinguono oggi proprio per il loro essere ancora e sempre "vive" e di estrema attualità, inquiete metafore che hanno saputo attraversare le generazioni dagli anni 60 ai giorni nostri, anche grazie ad un mirabile esempio di ricerca linguistica e musicale. Una ricerca che portò il cantautore a stravolgere le proprie origini artistiche, riscoprendo negli anni ’80 il dialetto genovese unito a sonorità più complesse rispetto agli inizi, mantenendo sempre altissimo il livello qualitativo delle proprie produzioni.
Sicuramente aveva una gran bella voce, calda e profonda, ma l’attualità delle sue opere non è certo da cercarsi nel fascino di quella voce. Le sue canzoni parlavano di prostitute (da "Bocca di Rosa" a "Princesa"), dei suoi amori dolorosi ("Giugno 73", "Verranno a chiederti del nostro amore"), di eroi piccoli, quotidiani, spesso sfortunati ("La guerra di Piero", "Il testamento di Tito") ed erano sempre ricche di frecciate sarcastiche e pungenti verso la borghesia ipocrita, in una perenne denuncia delle ingiustizie del mondo che gli apparivano insostenibili, e verso "la maggioranza", che detestò sempre. Sembra quasi profetico pensare oggi che l’ultima canzone del suo ultimo album in studio (ossia la già citata "Smisurata Preghiera", tratta dallo splendido "Anime Salve") recitasse così:
"Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità
…
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti"
Puttane e carcerati e sconfitti, questi erano i suoi eroi. Uomini sempre e comunque veri, non privi di difetti. Ma non si pensi che in De Andrè questo essere vicino al "diverso" fosse frutto della snobistica inclinazione dell’intellettuale. E’ vero, era nato ricco, ma fin da ragazzo aveva fatto la sua scelta: la sua era la Genova dei bordelli, degli artisti, dei perdenti. E dei poeti-cantautori. E la frattura che volle creare con le sue "alte" origini familiari era qualcosa di più di un vezzo adolescenziale: era una presa di distanza esistenziale, molto più che politica. Con la sua vicinanza agli sconfitti De Andrè riusciva a non esprimere semplicemente l’affinità dell’intellettuale eccentrico (che alla fine non gratifica che se stesso), ma soprattutto la restituzione della dignità a quei soggetti. E alla fine quell’umanità sconfitta (che a molti provoca rabbia, paura, o nella migliore delle ipotesi pietà) finalmente riusciva a muoverci verso un sentimento molto più nobile e difficile: l’affinità umana.
"Ci vuole troppo tempo per trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l’ha imposta: l’anarchia non è un catechismo o un decalogo , tanto meno un dogma; è uno stato d’animo, una categoria dello spirito."…
Ci sono poche frasi che possono definire più compiutamente chi era Fabrizio De Andrè. Perché per De Andrè la rivolta degli ultimi anni 60 e dei primi 70 era davvero priva di armi e prescindeva ideologie precostituite: era la rivolta più definitiva, anche se meno palese, dell’arte e della poesia, che lui viveva con la convinzione che potessero davvero demolire la montagna di ipocrisia e ingiustizie che seppellisce il mondo. Forse sarò un ingenuo, ma penso che se si fosse vissuta quella stagione in modo meno succube alla rigidità di certe ideologie, e si fossero ascoltate fino in fondo le sue canzoni, il mondo sarebbe potuto diventare un posto migliore dove vivere.
Francesco “Baro” Barilli
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
* VOL.1 - 1967 Belldisc/Ricordi
* TUTTI MORIMMO A STENTO - 1968 Belldisc/Ricordi
* VOL.3 - 1970 Produttori Associati/Ricordi
* LA BUONA NOVELLA - 1970 Produttori Associati/Ricordi
* NON AL DENARO, NON ALL'AMORE NE' AL CIELO - 1971 Produttori Associati/Ricordi
* STORIA DI UN IMPIEGATO - 1973 Produttori Associati/Ricordi
* CANZONI - 1974 Produttori Associati/Ricordi
* VOL.8 - 1975 Produttori Associati/Ricordi
* RIMINI - 1978 Ricordi
* FABRIZIO DE ANDRE' e PFM IN CONCERTO VOL.1 - 1979 Ricordi (1)
* FABRIZIO DE ANDRE' e PFM IN CONCERTO VOL.2 - 1980 Ricordi (1)
* FABRIZIO DE ANDRE' - 1984 Ricordi (2)
* CREUZA DE MÂ - 1984 Ricordi
* LE NUVOLE - 1990 Ricordi/Fonit Cetra
* 1991 CONCERTI - 1991 Fonit Cetra
* ANIME SALVE - 1996 Ricordi
* M'INNAMORAVO DI TUTTO - 1997 Ricordi (3)
* DE ANDRE' IN CONCERTO - 1999 Ricordi
* DE ANDRE' IN CONCERTO VOL 2 - 2001 Ricordi
Note alla discografia:
(1) Verso la fine degli anni ‘80 la Ricordi ripropose i due live con la P.F.M. in un unico doppio vinile. Non mi risulta però che la stessa iniziativa sia stata proposta in Cd, per cui oggi l’esibizione di De Andrè con la P.F.M. dovrebbe essere reperibile nei due cd singoli e separati.
(2) il disco è noto anche come "L’INDIANO", per la sua copertina, priva di titolo, riportante un pellerossa.
(3) a dire il vero si tratta di una raccolta, una delle tante dedicate a De Andrè, ma è presente una splendida versione della "Canzone di Marinella", cantata in coppia con Mina.



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