giovedì 12 gennaio 2012

Rush - R30

RUSH: R30 - 30TH ANNIVERSARY WORLD TOUR - Doppio DVD, Sanctuary Records
RUSH - R30: DUBBI E CERTEZZE DI UN LIVE


RUSH: R30 - 30TH ANNIVERSARY
WORLD TOUR

Doppio DVD Sanctuary Records



Un live dei Rush, si sa, non è come gli altri.
Non solo per la qualità dell'esecuzione o per i virtuosismi che contiene. I Rush, nel corso della loro trentennale carriera - che qui si celebra - hanno pubblicato album dal vivo con assoluta precisione geometrica: un live ogni quattro dischi in studio, ognuno dei quali un punto di svolta, la summa di un periodo artistico e l'inizio di una nuova fase creativa.

Il triplo Different Stages, nel 1998, è stato l'ultimo ingranaggio di questo meccanismo da orologio svizzero, inceppato dalle tragedie che investirono la vita privata di Neil Peart, batterista e autore dei testi. E' interessante notare come già da allora il terzetto canadese avesse iniziato a fare i conti con la propria storia, proponendo un percorso parallelo fra un concerto degli anni '90 e uno degli anni '70.
Alla rinascita del gruppo, avvenuta nel 2002 con lo splendido Vapour Trails, diciassettesimo album in studio, era seguito nel 2003 l'altrettanto splendido DVD Rush in Rio: una celebrazione assoluta dell'unicità dei Rush; una band completamente e totalmente cerebrale, eppure in grado di scatenare entusiasmi folgoranti, esaltazioni improvvise, cori da stadio e pubblico che canta "lalalala" accompagnando un brano strumentale.

A due anni di distanza, e senza alcun album di inediti in mezzo (escludendo il grazioso EP di covers Feedback), ecco arrivare questo Rush R30, documento della tournèe mondiale del 2004 che toccò anche l'Italia (concerto a suo tempo recensito in questa sede).
i RUSH oggi
Il dubbio della speculazione è forte, anche nel cuore di un vero fan del gruppo.
Perché il fascino di una performance dal vivo dei Rush sta anche nella splendida sintesi fra evoluzione musicale e senso di continuità: nella continua sfida dei musicisti a superare se stessi, trovando nuove "forme canzone" riuscite e concentrate, e allo stesso tempo nella coerenza che porta la band a non tralasciare mai di esplorare e riproporre ognuna delle fasi della propria carriera, ritornando sempre persino all'album d'esordio.
Ma se già il DVD Rush in Rio era perfettamente in grado di rappresentare i Rush nella loro totalità, cosa aggiunge questo R30? Soprattutto, ha senso un nuovo ritratto live della band ad appena due anni di distanza dal precedente? Due anni in cui non si può parlare di evoluzione creativa, visto che il repertorio non si è arricchito?


Probabilmente la risposta la si può trovare soltanto inserendo il disco nel lettore, e ascoltando.
L'atmosfera del concerto di R30, registrato a Francoforte, è notevolmente diversa da quella di Rush in Rio. Al posto della coinvolgente, caldissima platea brasiliana troviamo un'algido pubblico tedesco, minore di numero e sicuramente meno protagonista. R30 è più concerto e meno evento di Rush in Rio. Paradossalmente, è più musica e meno celebrazione.

A livello di scaletta, i brani "doppi" (standard irrinunciabili come Tom Sawyer, Dreamline, 2112) presenti in entrambi i DVD sono una decina. Il che significa un terzo di Rush in Rio e quasi la metà di R30. E' giustificata una simile sovrapposizione?
i RUSH negli Anni 70
La risposta più razionale è probabilmente no. Anche perché la maggior parte dei veri cult del gruppo sono nel DVD brasiliano: La Villa Strangiato, By Tor & the Snow Dog, Cygnus X-1, lasciando al concerto tedesco "soltanto" Xanadu.
Maggiore spazio merita una critica verso la scaletta, che pur volendo essere omnicomprensiva dimentica un ottimo album come Presto e lascia solo le briciole di Grace Under Pressure, rappresentato unicamente dalla pur ottima Behind the Wheel.
Ma il fan dei Rush è fedele al motto "Dio è nei dettagli", e sono proprio i dettagli a trovare una ragion d'essere, se non una giustificazione, a R30.
A livello di pure impressioni, senza voler formulare un giudizio tecnico, la prestazione di Geddy Lee risulta nettamente superiore rispetto a Rush in Rio: sia nella voce, molto più in primo piano, sia soprattutto nel basso, suonato con una potenza e un coinvolgimento che rimandano al vecchio live del 1988 A Show of Hands, lontani dall'aplomb (ovviamente relativo, trattandosi di Geddy Lee) che invece lo caratterizza nel concerto brasiliano.
GEDDY LEE - RUSH
E così emerge l'impressionante precisione di un concentratissimo Neil Peart, che come il Clint Eastwood dei tempi d'oro ha solo due espressioni (sul palco e giù dal palco), e il classico repertorio di mossettine e smorfie di Alex Lifeson, chitarrista obliquo e originalissimo, dei tre componenti della band, forse quello rimasto più uguale a se stesso nel corso degli anni.

Alla gioia dirompente di Rush in Rio fa da contraltare un'atmosfera confortevole e rilassata. I tre canadesi sembrano suonare in un piccolo club, per pochi amici, nonostante i megaschermi e gli effetti speciali. C'è un invidiabile relax che li porta ad inanellare passaggi da brivido con la più totale naturalezza, come se fosse la cosa più facile del mondo.
ALEX LIFESON - RUSH
La regia riesce a conservare il ritratto di una magia, con piccole incursioni che un poco la rivelano: i primi piani sulla pedaliera di Lee, che controlla i suoni campionati; l'ormai mitica marimba di Peart; Lifeson che gioca col feedback davanti agli amplificatori come nella migliore tradizione rock.
E come sempre, quando si parla di Rush, c'è il loro assurdo, strabordante senso dell'ironia. Le famose lavatrici sul palco, questa volta affiancate da un distributore di snack che continua a girare tutto il tempo; e poi i cortometraggi che introducono le due parti del concerto: il primo, un delizioso "sogno" che è un montaggio di tutte le copertine e i simboli grafici del gruppo, sempre realizzati dal fedelissimo artista Hugh Syme; il secondo, l'esilarante Darn that Dragon, in cui la band si prende in giro facendo la parodia dei vecchi telefilm con i pupazzi animati dei Thunderbirds.
NEIL PEART - RUSH
Il secondo disco del cofanetto, intitolato sempre sul filo dell'ironia weRe 30, è presentato come una sorta di museo, e contiene vecchie interviste televisive e alcuni videoclip d'epoca.
Fra questi ultimi, basterebbe il video di Xanadu a giustificare l'acquisto: un trionfo di chitarre a doppio manico, moog, campane tubolari e kimono bianchi che sugella l'apoteosi del periodo progressivo dei Rush.
Sempre dello stesso periodo il video di A Farewell to Kings, mentre guardandoci ancora più indietro ecco Fly by Night, girato nella church session che produsse anche il video di Anthem, presente come easter egg in Rush in Rio. E poi un gustosissimo spezzone di un sound-check del tour di Permanent Waves, che ci permette di guardare da vicino l'enorme sintetizzatore che Geddy Lee si portava in giro all'epoca (Keith Emerson? E chi sarebbe??).
Sicuramente una serie di recuperi molto piacevoli. Nulla però che il fan dei Rush non avesse già racimolato in giro per la rete: e anche questo porta alla considerazione che, purtroppo, un viaggio completo e ragionato nel passato visivo dei Rush, per quanto splendido come progetto, sia ancora tutto da realizzare.
Speriamo nella ri-pubblicazione, prevista per il 2006, di tre concerti del passato: Exit Stage Left, Grace Under Pressure e A Show of Hands.
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Pietro H.P.L. Meroni - Dicembre 2005
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Tracklist:
R30 Overture:
(Finding My Way, Anthem, 

Bastille Day, 
A Passage to Bangkok, 
Cygnus X-1, 
Hemispheres)
The Spirit of Radio
Force Ten
Animate
Subdivisions
Earthshine
Red Barchetta
Roll The Bones
The Seeker
Tom Sawyer
Dreamline
Between the Wheels
Mystic Rhythms
Der Trommler
Resist
Heart Full of Soul
2112
Xanadu
Working Man
Summertime Blues
Crossroads
Limelight
 

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