Un punto (esclamativo) che fa la differenza.
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Le macchine hanno un’anima. Di solito si dice così di quei dischi di musica elettronica particolarmente “caldi”, vivi…con un’anima, appunto. Molte volte si dice anche che l’anima di una band è un singolo componente, solitamente il cantante. Nel caso degli Ultravox! (fate attenzione al punto esclamativo) è proprio così. John Foxx decise di lasciare i compagni dopo tre album in studio ed un successo che non è mai arrivato fulgido come forse avrebbero meritato. Perché si sa che chi è troppo avanti semina, ma quasi mai raccoglie.
E fu così che “mr. musica dello spot della Swatch” Midge Ure saltò sul treno Ultravox (senza punto esclamativo) pronto a raccogliere, con “Vienna”, il successo planetario di cui sopra.
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Le macchine hanno un’anima. Di solito si dice così di quei dischi di musica elettronica particolarmente “caldi”, vivi…con un’anima, appunto. Molte volte si dice anche che l’anima di una band è un singolo componente, solitamente il cantante. Nel caso degli Ultravox! (fate attenzione al punto esclamativo) è proprio così. John Foxx decise di lasciare i compagni dopo tre album in studio ed un successo che non è mai arrivato fulgido come forse avrebbero meritato. Perché si sa che chi è troppo avanti semina, ma quasi mai raccoglie.
E fu così che “mr. musica dello spot della Swatch” Midge Ure saltò sul treno Ultravox (senza punto esclamativo) pronto a raccogliere, con “Vienna”, il successo planetario di cui sopra.
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Ma quegli Ultravox erano già altro rispetto a quelli con Foxx in organico. Era sparito l’impeto punk caratteristico di molti brani pre’80, così come lo struggimento reso benissimo dalla voce di Dennis Leigh (vero nome di Foxx). Era invece subentrato un certo manierismo che risulterà ancora sopportabile in “Vienna”, dopo non più.
Fortunatamente per chi conosce soltanto gli Ultravox senza punto esclamativo, esiste sul mercato una raccolta dei brani incisi dalla band con Foxx alla voce per la Island records. Qualche tempo fa era rintracciabile per 5 euro e sarebbe davvero un peccato, vedendola sugli scaffali, lasciarla lì.
Dalle ceneri dei Tiger Lily, John Foxx, Stevie Shears, Billy Currie, Chris Cross e Warren Cann diedero vita agli Ultravox! suonando un rock che mescolava in modo omogeneo tanto il punk che in quel momento era la religione d’Albione, quanto le ballate romantiche e decadenti a la Roxy Music (a tal proposito va ricordato che il primo album era prodotto, oltre che da Steve Lillywhite, da Brian Eno), senza dimenticare una certa glacialità tutta teutonica di scuola Kraftwerk.
Per rendersi conto di cosa fossero gli Ultravox! basta ascoltarsi “I want to be a machine”, canzone disperata e struggente, barocca e nel contempo glaciale come un inverno russo. Oppure “Young Savage” e “Rock Wrock”, brani rock tiratissimi da pogo sfrenato in discoteca (o al centro sociale, se ancora ne esistono) così come da pogo è “Distant Smile”, dove un calmo e rilassato pianoforte viene violentemente stuprato da chitarrre assassine ed impazzite.
O ancora “Quiet Man”, con un memorabile incipit di chitarra ed un tappeto di sintetizzatori che preludono a ciò che diventerà, come detto prima, puro manierismo in epoca post-Foxx (il quale da solista darà tutt’altra caratura al suono dei suoi synth...perchè anche le macchine hanno un’anima). E che dire poi di “The wild, the beautiful and the damned”, brano con un bellissimo assolo di chitarra assolutamente non-onanistico (merce abbastanza rara), per non parlare degli archi contrastati da poderose sferzate di sei corde ed una batteria metronomica in alcuni frangenti quasi di stampo Neu! (guardacaso un punto esclamativo anche qui)?
C’è da dire che tutti i brani compresi in questa raccolta meritano di essere ascoltati, in quanto estratti dai tre album in studio con Foxx alla voce; se però dovessi consigliare un unico brano che renda appieno l’idea di ciò che gli Ultavox! hanno significato per quel genere-non genere che va sotto il nome di new wave, non avrei dubbio alcuno e senza timore sceglierei la sublime “Hiroshima mon amour”. Batteria elettronica e sintetizzatori da algidi e immateriali si fanno via via più pulsanti, più vivi, più reali, fino a che un sax ed una chitarra non ci danno la conferma che siamo dalle parti del paradiso. 5 minuti ed 11 secondi da leggenda.
Pino Paoliello - Dicembre 2005
NOTA: La raccolta intitolata “The Island years”, pubblicata nel 2002, contiene 16 brani estratti dai 3 album pubblicati per l’etichetta Island, ovvero Ultravox!, Ha Ha Ha e Systems of Romance.
Pino Paoliello - Dicembre 2005
NOTA: La raccolta intitolata “The Island years”, pubblicata nel 2002, contiene 16 brani estratti dai 3 album pubblicati per l’etichetta Island, ovvero Ultravox!, Ha Ha Ha e Systems of Romance.





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