Jacovitti
Sessant’anni di surrealismo a fumetti
di Franco Bellacci, Luca Boschi, Leonardo Gori,
Andrea Sani.
Prefazione di Gianni Brunoro
cartonato, cm 19,5 x 26, 352 pp
con illustrazioni in b/n e inserto a colori
Euro 35,00
Nicola Pesce Editore
[collana L’arte delle nuvole]
“[...] Jacovitti è un autore capace di rappresentare anche lo spirito dei nostri tempi, così vicino all’età del barocco: infatti non è forse l‘horror vacui che ci spinge a riempire la nostra vita di suoni, di rumori di notizie di immagini? Nulla di strano, dunque, che Jac voglia stipare di gente, di cavalli, di mucche, di vermi e di salami anche lo spazio bianco delle sue tavole da disegno.”
(pag. 217, capitolo ottavo “Il linguaggio di Jacovitti”)
Prima di leggere le righe che seguono andatevi a vedere, se già non l’avete fatto, il video book trailer di Jacovitti – Sessant’anni di surrealismo a fumetti, perché, specie in certi casi, le immagini valgon più delle parole!
Questa è un’ottima notizia perché un immenso talento come quello del Maestro Termolese non può e non deve essere confinato a un solo pubblico di “addetti ai lavori”, appassionati e cultori, ma deve poter essere conosciuto e fruito da quanta più gente possibile. Jacovitti è un patrimonio nazionale, insostituito e insostituibile, e in realtà – grazie ai suoi numerosissimi lavori nel campo della pubblicità – è già conosciuto da un certo, ampio tipo di pubblico, quello diciamo così “non propriamente giovanissimo”; ma i giovani rischiano oggi di vederlo come una figura “antica” e sbiadita, un eroe dei loro padri e nonni.

Benito Jacovitti (Termoli, 9 marzo 1923 – Roma, 3 dicembre 1997)
Dopo la scomparsa di ogni artista c’è un periodo di oblio, che
può essere breve o lungo o, in alcuni casi perenne, in cui l’artista
stesso viene quasi rimosso dalla coscienza collettiva, quasi come fosse,
la morte, un peccato da scontare. Dopo questo periodo in genere avviene
la “riscoperta” dell’artista le cui opere tornano, finalmente, ad
essere patrimonio comune e vivente.
La riscoperta di Jacovitti – scomparso nel 1997 – è cominciata da
qualche anno (il suo periodo di oblio è stato in realtà inesistente, e
questo qualcosa vorrà pur dire!) ad esempio con la ristampa delle storie
di Cocco Bill, Zorry Kid, delle sue mitiche e spettacolari “Panoramiche”, dei suoi fumetti del periodo fascista ecc. ecc.
Volumi che traboccano di segni e di colori così come Jacovitti – Sessant’anni di surrealismo a fumetti,
questo poderoso saggio edito da Nicola Pesce Editore e finalmente
disponibile anche nelle librerie di varia, trabocca di informazioni,
aneddoti, curiosità, illustrazioni…

Pinocchio illustrato da Jacovitti
Fermiamoci un momento su quest’ultimo aspetto, le illustrazioni: nel retrocopertina questo saggio viene chiamato “libro d’arte” e la definizione che può sembrar pomposa è anzi azzeccata, in quanto potrebbe essere sfogliato con estremo piacere anche da un analfabeta, tale è la quantità di disegni – e di fotografie – contenuti. Vignette, tavole, manifesti, ritagli di giornale, illustrazioni, splash-pages nelle quali c’è da perdersi: una gioia per gli occhi. In quanto a immagini il libro parte subito bene: in seconda e in terza di copertina sono riprodotte una serie di spassosissime “polaroid” (a costo di spiegazzare il volume ne ho scandita una per mostrarvela, qui a lato) che ritraggono un giovane Jac in mille diverse identità, una più buffa dell’altra! Guardando queste foto un po’ antiche si capisce, o meglio si intuisce molto dell’animo del Maestro.

La Famiglia Spaccabue, di Jacovitti
Resistere alla tentazione di tuffarsi subito nella lettura dell’intervista-fiume è quasi impossibile, perché in fondo la voce dell’autore è sempre quella che fa più testo, quella da ascoltare con più attenzione, quella al quale più spontaneamente vanno l’affetto e la commozione dei lettori, specialmente quando, come in questo caso, l’Intervistato non è più con noi.
Leggendo il libro si rilegge anche un po’ di storia: la nostra, quella di un’Italia che faticosamente si riprende dal disastro della guerra, un’Italia che spera e cerca di costruirsi.
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Avvicinandoci al termine del saggio troviamo i capitoli più analitici e specifici che riguardano il rapporto di Jacovitti con il costume, il suo linguaggio (interessante – anche se non condivisibile – l’interpretazione psicoanalitica) e ad esempio il suo rapporto col macabro e l’ultraviolenza presente nelle storie: ultraviolenza “da ridere” e proprio per questo ancora più interessante da esaminare.
Non possono mancare, infine, la cronologia delle storie a fumetti, le illustrazioni, le cartoline, i lavori pubblicitari e un’accurata bibliografia.
La loro preparazione è rigorosa, seria e documentata, frutto oltre che di una competenza acquisita e sviluppata anche direttamente sul campo, di una passione grandissima, sincera, genuina, onesta. A questo proposito non vengono risparmiate alcune motivate e rispettose critiche riguardo certe fasi del lavoro di Jac. Le critiche sono poche ed è giusto che sia così: Jacovitti non ha combinato molte “sciocchezze” nella sua vita artistica, ma mi premeva sottolineare come questo saggio non fosse un’apologia acritica su un grande maestro, ma un’opera meditata e obiettiva. Grande passione, dunque, piacere di raccontare e onestà: tutto ciò traspare dal libro ed aggiunge valore a un’opera indispensabile per chiunque ami sinceramente il Fumetto, quello italiano in particolare.
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| La Signora Carlomagno, di Jacovitti |
Riporto qui sotto i commenti, graditissimi, di Andrea Mazzotta e di Leonardo Gori, che ringrazio di cuore anche se sono passati 15 anni!





Mi accorgo solo ora di questa bellissima recensione!
Grazie!
Mamma mia.
Sono confuso: una recensione così è il massimo. Grazie, di cuore.
Leonardo
Grazie a voi! A me ha fatto molto piacere cercare di raccontare quanto mi è piaciuto il libro :)
Orlando