di Ebine Yamaji volume unico brossura, 200 pag. b/n Euro 8,50 “Vivere un po’ incoerentemente… dà più gusto alla vita.” Il
mio primo commento dell’anno è su un fumetto uscito tredici anni fa in
Giappone (2001), pubblicato in Italia otto anni fa (2005). Quando si
dice “stare sulla novità”! [1]
Ho conosciuto Love my Life grazie alle positive recensioni trovate su alcuni dei blog delle Amiche e degli Amici che potete vedere lì sulla colonna a destra. Nota finale: il sito della Kappa dà Love my Life come “esaurito”; il mio fumettaio senza dire “a” né “ba” me l’ha fatto arrivare in tre giorni. Orlando Furioso Note:
lgbt, yuri, josei, commedia, slice of life
Questo è il mio primo approccio con la mangaka Ebine Yamaji, ma non credo sarà l’ultimo.
Love my Life,
proprio come dice il titolo, è una storia d’amore e di vita. L’amore,
terreno, vissuto, carnale, necessario e mai declinato come romanticismo
da operetta, è il sottofondo di tutta la storia. E’ amore che unisce le
due protagoniste: la diciottenne Ichiko aspirante traduttrice e la ventunenne Eri aspirante
avvocata. Due giovanissime ragazze che si affacciano alla vita nel modo
meno semplice e “comodo”, cioè con una relazione d’amore stigmatizzata
socialmente.
Questi sono due stralci di dialoghi che Ichiko e il suo tenerissimo amico Take-chan ascoltano casualmente in un bar:
”Comunque in classe c’è un tipo che si chiama Hayashi… credimi meglio lasciarlo perdere…”
” E’ un frocio!”
E poi ancora:
”Io questa gente non la capirò mai.”
”Mi chiedo se sanno davvero quello che fanno.”
”Certamente no, sono dei pervertiti!”
Già.
Anche Take-chan
è gay, ma lui è così spaventato che non sa come fare a vivere questa
cosa e, proprio come farebbe ogni essere umano, mal gestisce la sua
disperata mancanza d’amore.
Love my Life non è un manifesto
dei diritti lgbt, non vi è in esso alcuna prosopopea, anche se i
pensieri, le riflessioni e la stessa vita di Ichiko ed Eri
sono perennemente pervasi da un sottile strato di malinconia (che nella
real life lesbiche e gay conoscono benissimo, purtroppo) la cui causa
non è difficile da immaginare. Fino a che lo stigma sociale (e/o
religioso) prevarrà, sarà quasi impossibile per lesbiche e gay vivere le
relazioni serenamente e in completa libertà da qualsiasi “senso di
colpa”.
Torniamo alla storia. Che parla di vita.
Se nell’amore nulla è mai garantito, ancora meno lo è – oggi come tredici anni fa – in una relazione stigmatizzata socialmente. Per questo in Love my Life tutto pare sempre in un equilibrio un po’ precario, come se tutto potesse drammaticamente cambiare da un momento all’altro.
E
in effetti durante la storia accadono cose che potrebbero mandare gambe
all’aria interi mondi e la bellezza della lettura sta anche e proprio
nel vedere come i personaggi reagiranno e gestiranno queste cose.
Il manga di Ebine Yamaji
possiede questa sorta di “nervosismo” che lo caratterizza in modo così
particolare, tant’è vero che pur non avendo una trama perfettamente
definita e lineare (“slice of life” significa anche questo,
credo) si legge con un altissimo grado di coinvolgimento e le vicende
delle protagoniste e degli altri personaggi riescono ad appassionare
tanto.
Per contro, il disegno di Yamaji è linearissimo e chiaro, anzi una sorta di vera e propria ligne claire nipponica, molto raffinata ed elegante e in un certo qual modo fredda, ma sempre piacevole da guardare/leggere. [Le immagini qui riprodotte sono, come al solito, prese da scan inglesi]
Ci
sono molte scene di sesso, rappresentate senza troppi tabù e senza
nessun tipo di pruderie, certo non in modo documentaristico, ma nemmeno
troppo appassionato. Se non è il segno, sono però le parole ed i
pensieri delle due ragazze a rendere passionali e sensuali i loro
rapporti.
Una
certa “freddezza” del disegno non sta a significare che la narrazione
sia “fredda”, anzi è vero il contrario: l’autrice ci fa entrare fin nei
più reconditi pensieri delle protagoniste e la drammaticità – e
l’immedesimazione da parte di chi legge – è alta e tutt’altro che
“fredda”.
La
storia presenta alcune “casualità/coincidenze” che sarebbero forse poco
credibili in una vera biografia, ma nel manga hanno lo scopo di
“romanzare” le vicende e renderle ancora più interessanti e piacevoli da
leggere. [Per chi ha letto il manga: mi riferisco alla situazione familiare di Ichiko. Nella realtà le coppie come quelle dei genitori di Ichiko
sono meno rare di quanto si potrebbe credere: io stesso ne ho
conosciute diverse, ma credo fosse una realtà più presente in anni
passati. O almeno, lo spero!]
In Love my Life,
comunque, tutto è perfettamente bilanciato e la capacità narrativa
dell’autrice non è mai messa in dubbio: si tratta di un manga che ho
letto d’un fiato, con molto piacere e, come già detto, un altissimo
grado di coinvolgimento. La lettura mi ha provocato anche diversi
momenti di tenerezza alternati a momenti di tristezza e malinconia. Life, appunto.
E’ un manga che consiglio a chiunque, particolarmente alle persone giovani. Può servire a molte persone “vedere” come Ichiko e Eri gestiranno e risolveranno le problematiche che la vita farà loro incontrare.
[1]
Questa è una dichiarazione d’intenti. Voglio interessarmi sempre meno a
una qualsiasi “linea” che non sia la mia personale “assenza-di-linea”,
che comporta lo scrivere di ciò che voglio e che sento senza vincolo
alcuno.
domenica 5 gennaio 2014
Love my Life
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