giovedì 19 dicembre 2013

Ressentiment

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Ressentiment

di Kengo Hanazawa

vol. 1 di 4 (serie conclusa)

seinen, commedia

brossura con sovraccoperta
192 pag. b/n

euro 5,90

GP Manga

 

 

 

 

 

Siccome l’altro giorno in fumetteria non avevo speso abbastanza soldi (…) (...) ho preso anche questo volumetto di cui non sapevo assolutamente nulla, se non che il fumettaio aveva messo sui manga impilati accanto alla cassa uno “strillo” fatto a mano con scritto: “Dello stesso autore di I Am A Hero… serve aggiungere altro?”

Evidentemente non serviva aggiungere altro, dato che ho comprato il manga pur non essendo un lettore di I Am A Hero, di cui ho in casa solo il n. 1 e a tutt’oggi l’ho solo sfogliato distrattamente. Oppure, più probabilmente, il mio fumettaio usa una tecnica di persuasione occulta molto efficace (e in effetti questo spiegherebbe molte cose…) tenendo anche conto del fatto che non considero la copertina di questo manga particolarmente attraente e probabilmente senza quello “strillo” non l’avrei degnato di uno sguardo.


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Mi sono dunque accinto a leggere Ressentiment (ルサンチマン) di Kengo Hanazawa con uno stato d’animo di quasi assoluta indifferenza (uno spocchioso “vediamo un po’ che cos’è ‘sta roba…”), non sapendo nulla e non avendo di conseguenza nessuna particolare aspettativa.
Sono felice di affermare che per quanto mi riguarda la “sorpresa” è stata molto buona e il manga si è rivelato un’ottima lettura!

Ressentiment è ambientato in un vicinissimo futuro (2015; il manga è stato pubblicato in Giappone nel 2004) praticamente identico al nostro presente e racconta la storia di un brutto “giovanotto” di quasi trent’anni - portati decisamente male - che vive ancora con i genitori e svolge un lavoro non appagante, come non appaganti sono le sue relazioni con gli altri, specialmente con le ragazze. Anzi a dirla tutta Takuro Sakamoto con le ragazze non è proprio in grado di stabilire alcuna relazione, eccezion fatta per la visita semestrale alla “Super Soapland”, sorta di bordello in cui le prostitute fanno il bagno coi clienti “lavandoli”.

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Insomma, Takuro fa una vita infelicissima (“ultimamente piango spesso”, si ritrova a pensare durante una pausa di lavoro…) è ancora vergine e non ha molte speranze né possibilità di cambiare questo stato di cose. Finché un giorno il suo amico Echigo, brutto quasi quanto lui, dopo avergli fatto provare il “gioco” che, pur dandogli dipendenza lo sta tuttavia rendendo felice, convince Takuro a spendere tutti i suoi sudati risparmi per acquistare un computer performante, un videogioco e vari programmi che gli permetteranno di entrare in un mondo virtuale e di provare in modo molto realistico tutte le sensazioni che coinvolgono i cinque sensi, “costruendosi” finalmente la propria fidanzata ideale.

Dopo qualche tragico momento di (sensata) indecisione, Takuro deciderà quindi di dare per sempre l’addio alle “donne reali” e di dedicarsi solamente alla sua prossima fidanzata virtuale, ma è proprio qui che cominciano i guai e l’intreccio della storia si fa molto interessante.
La deliziosa e timida Tukiko, il programma-fidanzata scelto da Takuro tra le centinaia presenti nello store di Shubuya, pare essere alquanto diversa dalle altre ragazze virtuali – non solo diversa, ma anche veramente speciale - e ciò provocherà non pochi problemi al brutto giovanotto e non solo a lui…


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Malamente riassunta in questo modo, può sembrare la trama di uno di quei manga per ragazzini tratti da videogiochi di successo, oppure ricordare Video Girl Ai, ma siamo invece molto lontani da entrambi le ipotesi.
Ressentiment in questo primo volume pone le basi per una storia adulta, interessante, molto divertente e con un forte grado di coinvolgimento.

La storia è divertente e coinvolgente perché ottimamente bilanciata tra azione dinamica, talvolta frenetica e riflessioni (amarissime) del protagonista, il tutto gestito dall’autore con gran mestiere e perfetta suddivisione dei tempi, nonostante Ressentiment sia il suo primo manga. La storia è comprensibile e le dinamiche all’interno di essa sono sempre chiare e ben costruite, i personaggi sono delineati con caratteri credibili e riescono a creare in chi legge sensazioni di empatia (e antipatia).
L’orrendo e realissimo Takuro e la deliziosa quanto virtuale Tukiko – che hanno molti più punti in comune di quanto parrebbe – sono tutt’altro che generalizzazioni stereotipate, anzi il loro interagire suscita in chi legge una bella ridda di emozioni. Mi è piaciuta molto la cura con cui l’autore ha tratteggiato tutti i personaggi, anche quelli/e che compaiono per una o due vignette, dando loro una personalità riconoscibile e credibile.


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Per quanto riguarda i numerosi “salti” tra le due realtà – quella quotidiana e quella virtuale – essi non sono mai pretestuosi né si ha l’impressione che l’autore ne abusi, in quanto ogni azione è motivata e ben incastrata nella narrazione. Non mancano i momenti di malinconica riflessione, comunque mai pedanti né didattico/didascalici.

La storia è interessante in quanto ci mostra da un punto di vista privilegiato - perché un po’ autobiografico, come dichiarato dall’autore a fine volume - alcune ossessioni (non necessariamente di esclusiva pertinenza nipponica) come quella per la “verginità” [1]; la straordinaria timidezza nelle relazioni interpersonali, specialmente quella dei ragazzi (eterosessuali) nei confronti delle ragazze; la consapevolezza dell’impossibilità di cambiare il proprio stato (quindi anche l’impossibilità di elevarsi socialmente); il maschilismo imperante, comprensivo di raffigurazione della donna o come oggetto sessuale completamente sottomesso o come “stronza dominatrice” e infine l’ossessione per il corporale, lo scatologico come espressione di decadenza e di ulteriore fonte di distanza, quando non di impossibilità, dalle relazioni.

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L’autore insiste spesso sulle puzze mollate da Takuro, sulle secrezioni (con una morbosa “predilezione” per il moccio di naso… ma i Giappone i fazzoletti non esistono?!?), sul descrivere cioè il corpo “reale” come sgradevole, generatore di brutte sostanze, brutte visuali e di ancor più brutti odori.
Insomma, la realtà è proprio brutta, non resta altro che spendere tutti i propri risparmi per rifugiarsi in un mondo virtuale per ottenere la felicità, un mondo nel quale le ragazze sono bellissime e assolutamente sottomesse, il proprio corpo reale può essere modificato e quindi abbellito a proprio piacimento, senza mocci di naso o altre imbarazzanti e puzzolenti secrezioni.
…o almeno, così dovrebbe essere e invece ovviamente non è altrimenti non avremmo alcuna storia da leggere.


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Il disegno di Hanazawa rispecchia esattamente quanto detto finora, come si può vedere dalle immagini a corredo di questo scritto (presi da scan inglesi): si va infatti dal grottesco al deformed al quasi-(iper)realistico, a seconda degli stati d’animo o del tipo di realtà rappresentata.
Molto belli gli scenari del mondo virtuale, mai troppo pacchiani, un misto delle fantasie e degli stereotipi di certi videogiochi con belle commistioni di antico/moderno e belli gli abiti sexy-fashion per le perfette ragazze virtuali.
Molto squallidi invece (ossia realistici e comunque belli da vedere per chi legge) gli ambienti dello squallido mondo reale, descritti con uno stile che mi ha ricordato il crudo e in un certo senso freddo realismo del gekiga.


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I personaggi sono rappresentati in modo diverso a seconda che appartengano al mondo reale o a quello virtuale: le “persone vere”, che siano semplici comparse o protagoniste, sono rappresentate in modo spietato coi loro difetti fisici accentuati.
Le tavole sono piuttosto libere, senza uno schema fisso ricorrente: la suddivisione in vignette viene fatta dall’autore a seconda del bisogno e l’uso delle splash-page è discretissimo se non raro.

Infine: in questo primo volume di Ressentiment ho notato praticamente solo qualità e nessun difetto degno di nota, quindi attendo con molta curiosità e interesse le prossime uscite delle quali sarò certamente lettore.


Orlando Furioso

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Note:
[1] Mi è tornato alla mente Verso una Nobile Morte di Shigeru Mizuki: con tutte le debite differenze tra i due manga, anche nella toccante storia di Mizuki una delle ossessioni dei soldati giovani era quella di morire “vergini”…

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