Il dio dei manga.
Talvolta mi sono chiesto se nelle quasi 170.000 tavole della sua produzione, il maestro Osamu Tezuka
abbia mai realizzato qualcosa di mediocre, se non addirittura di
brutto. Chissà, forse qualche lavoro iniziale, di quand’era ancora un
giovane e inesperto mangaka, cose che non vedremo mai qui in Italia…

Un’altra
cosa che mi capita ogni volta che leggo un’opera di Tezuka è quella di
essere distratto nella lettura a causa delle mie continue esclamazioni
mentali: “Sto leggendo un capolavoro!”, “Ma quant’era bravo?!?”, “Questa storia è stupenda, quanta maestria!” e banalità del genere, al punto che spesso mi tocca tornare indietro e rileggere qualche pagina.
Nulla però è riuscito a distrarmi durante la lettura de La cronaca degli insetti umani.
Le considerazioni di cui sopra - libere di uscire una volta terminato
il volume - sono state ricacciate nell’inconscio e date per assodate,
tanto la storia mi ha coinvolto. Il volume è poderoso,
persino un po’ pesante e faticoso da tenere in mano, ciò nonostante non
ho mai interrotto la lettura. Non avrei potuto.

La cronaca degli insetti umani
è una storia adulta, profonda e complessa, non rassicurante, anzi
spietata nella sua crudezza e nella quale non c’è granché spazio per
“valori positivi” quali speranza e redenzione.
E’ una delle storie più ideologicamente pure
che io abbia mai letto! Tezuka narra (e disegna) così come un chirurgo
affronterebbe una difficile operazione il cui successo non dipende dalle
proprie opinioni, ma dalla bravura a manipolare il materiale a
disposizione [1].
In
questo caso il materiale esce dalla mente creativa del maestro e si
mescola in modo creativamente perfetto con una realtà fredda e dura,
quella delle contraddizioni della società e della cultura giapponesi dei
primi Anni 70. Da un lato quegli anni videro il Giappone protagonista
di una fortissima ascesa tanto da giungere ai vertici della produzione
mondiale, dall’altro la corruzione politica e numerosi scandali, insieme
alle nuove, fortissime contestazioni e relativi scontri tra differenti
visioni del mondo (conservatorismo / progressismo, tradizione / novità).

La cronaca degli insetti umani
naturalmente non è un “documentario”, tutt’altro: è una straordinaria
opera creativa e di fantasia, costruita con arte, meticolosamente, per
colpire direttamente cuore e mente di chi leggerà. Si resterà colpiti
per molte cose: l’originalità dell’intreccio, la bellezza dei disegni,
la perfezione nella costruzione delle tavole che hanno come unico
confine lo spazio fisico della carta, l’espressività dei disegni, la
perfetta giustapposizione testo-disegno (l’arte che fa del fumetto
quello che è e non altro), la cura dei dialoghi, l’intensità dei
personaggi. E’ una lettura che lascia una forte inquietudine e un
sottile senso di disgusto per l’ipocrisia di cui è permeata l’intera
creazione, oltre a una percezione di sconfitta, sensazione che il nostro
animo conosce senz’altro molto bene.
Il dio dei manga. Per quanto ancora possano essere poche le sue opere tradotte in italiano, sono sufficienti per capire che solo il dio dei manga poteva produrre delle opere così perfette pur se così incredibilmente diverse tra loro: da La Principessa Zaffiro ad Ayako, da Dororo alla Storia dei tre Adolf a Pinocchio… solo per fare degli esempi. D’altronde Tezuka non aveva un “genere” di manga: lui i “generi” li ha inventati.

E’
stato capace di commuovere gli animi con storie dolci e sentimentali
tanto quanto è stato in grado di colpire il pubblico adulto per
l’audacia dei temi trattati e per la scabrosità delle storie raccontate.
Audace e scabroso, La cronaca degli insetti umani parla di Toshiko Tomura,
una bellissima, giovane donna poco più che ventenne con una personalità
inquietante che possiede notevolissime capacità mimetiche e la ferrea
determinazione di avere nel mondo un ruolo di primo piano.
L’intera nazione la tiene sotto osservazione, estasiata dai suoi molteplici talenti: scrittrice, designer, attrice…
Chiunque incontri Toshiko Tomura
non può che subire il suo fascino e quello dei suoi talenti, della sua
bellezza e della sicurezza ostentata sprezzantemente. E farne le spese,
spesso disperatamente.
Tutto ciò ha come origine un torbido segreto e
come traguardo un destino oscuro. Niente e nessuno ostacolerà il
percorso della donna che, alla pari dei suoi antagonisti uomini, userà
il sesso, la violenza e l’inganno per raggiungere i suoi obiettivi.
La
donna si muove entro territori violentissimi e pericolosi in cui
l’inevitabile corruzione che ne deriva è sì principalmente spirituale,
ma permea anche la vita politica, economica, sociale.
Le persone,
come degli insetti, sono costrette a fare e a reiterare quel che fanno,
prigioniere dei loro schemi mentali e delle condizioni sociali.
In
questa storia ogni cosa, anche la più piccola e innocente, anche quella
che apparentemente sarebbe umanamente “dovuta”, viene pagata duramente:
nessuno/a è innocente, sembra dire Tezuka, e come in una spietata legge
karmica, o in una colonia di insetti, ad ogni azione corrisponde una
reazione… che non sempre – anzi quasi mai - sarà piacevole.
Tutti
i personaggi della storia sono resi in modo tridimensionale e sono
tratteggiati da Tezuka in maniera originale e unica, ognuno/a con le sue
specifiche peculiarità e seppure sono tutti uniti da un destino comune
che è quello di quel preciso momento storico e sociale del Giappone,
hanno comunque una sostanziale diversità l’uno dall’altra: l’unicità
della loro anima.
Voglio
anche dire che i personaggi di questa storia sono talmente ben
caratterizzati che i nomi giapponesi, solitamente un piccolo (o grande, a
seconda dei casi) ostacolo alla lettura dei manga, qui non pongono
alcuna difficoltà perché riconosciamo perfettamente ogni personaggio
dalle sue caratteristiche psicologiche e fisiche, senza nemmeno bisogno
di “impararne” il nome.
Un riassunto più preciso
rovinerebbe, io penso, la lettura a chi ancora non ha avuto la fortuna
di approcciarsi al volume, quindi per non rischiare fastidiosi spoiler, mi fermo qui.

Chi
conosce Tezuka anche solo un pochino, sa bene che la sua maestria è
quella di essere un fumettista completo, quindi tutto ciò detto per la
storia, vale anche per i suoi disegni [2].
Il dio dei manga era in grado di padroneggiare, quando non di inventare…, innumerevoli “stili”. Qui lo stile di Tezuka ha un che di feroce:
tratteggia i suoi paesaggi urbani con una freddezza chirurgica,
respingente e ovviamente affascinante (non ci si stanca di guardare e
riguardare quelle vedute gelide, meticolose, squadrate); dipinge i
personaggi in modo incredibile in quanto riesce a far emergere la loro
anima da ogni tratto. Usa potentemente il linguaggio del corpo, spesso
nudo. E’ capace di durezze estreme e di morbidità commoventi, ma senza
mai scadere nello stereotipo.
Ecco, questo è forse l’elemento
grafico a mio avviso più pregnante del manga: la capacità di usare
alcuni stereotipi modificandoli, stravolgendoli, re-inventandoli sino a
farli completamente propri, rendendoli qualcosa di proprio e quindi di
originale [3].

Un ennesimo pregio de La cronaca degli insetti umani
è che si tratta di un’opera sì completamente permeata di cultura e
comportamenti peculiari di una civiltà che, per quanto ci affascini, ci è
terribilmente lontana, ma riesce ad essere perfettamente comprensibile e
fruibile anche a noi, qui e ora. Anche grazie alle note puntuali e poco
invasive presenti nel volume.
Bene Hikari, la “divisione manga” della torinese 001 Edizioni,
che non poteva proseguire meglio il suo percorso editoriale: l’opera è
magnifica, il libro gode di una stampa perfetta su ottima carta in un
formato che permette di godere al meglio i disegni di Tezuka e con un
prezzo più che adeguato.
Orlando Furioso [scritto pubblicato originariamente nel Febbraio 2014]

Note:
[1] Tra l’altro Tezuka da ragazzo avrebbe voluto realmente diventare medico: in milioni lo ringraziamo per aver cambiato idea!
[2]
Le immagini qui pessimamente riprodotte le ho fotografate direttamente
con lo smartphone, in quanto non volevo rovinare il volume usando lo
scanner. Mi scuso per la scarsissima qualità, che non corrisponde assolutamente alla qualità della stampa!
[3]
Nel disegno la totale scomparsa dello stereotipo è pressoché
impossibile! La stessa convenzione che ogni cosa sia “circondata” da uno
spessorino nero, da un “bordo” ovviamente inesistente nella realtà, è
il primo e ineliminabile stereotipo.



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