Il Quinto Beatle
scritto da
Vivek J. Tiwary
disegni di
Andrew C. Robinson
con Kyle Baker
brossurato, 144 pag., colori
Euro 6,40
“I Beatles hanno cambiato le nostre vite. Brian Epstein ha cambiato le loro.” (Andrew Loog Oldham)
Un volume che aspettavo da tempo perché tutto ciò che ha a che fare con la più grande band della storia del Rock mi riguarda e riguarda da vicino la mia vita.
Lascerò da parte le mie considerazioni sui Beatles e nelle righe che seguono cercherò di concentrarmi sul fumetto (ma non ci riuscirò e il mio amore per i Fab Four rivestirà ognuna delle parole che seguono).
Se
bisogna dare delle stelline, prima ancora di cominciare a entrar nel
merito, dico subito che le stelline sono quattro e mezzo su cinque e
quindi si potrebbe smettere di leggere quanto segue e correre a comprare
il volume. Tributo dovuto a una persona (per altro giudicata splendida da chiunque l’abbia conosciuto) cui i Beatles
devono moltissimo, al di là delle loro proprie innegabili e
straordinarie doti compositive e musicali: è indubbio che genii come i
Beatles ne nascono forse quattro in un secolo, ma se il loro genio e la loro potenzialità non fossero stati scoperti da una persona come Brian Epstein, chissà se avrebbero avuto lo stesso, fragoroso e meraviglioso impatto sulla Storia?… Brian Epstein era ebreo ed era gay,
in un Paese nel quale era ancora in vigore la galera per gli
omosessuali, che per la legge dell’epoca commettevano lo stesso “reato”
commesso da Oscar Wilde: quello di amare persone del proprio sesso. Le parole con cui comincia la storia non sono dei Beatles, non di John né di Paul, ma sono quelle di una splendida canzone di Billy Fury incisa nel 1960: “A Wondrous Place”
(ascoltatela, dura pochi minuti). La canzone accompagna le prime cinque
drammatiche tavole, in cui in poche manciate di secondi di lettura
impariamo duramente cosa doveva essere per una persona gay vivere nella Liverpool della fine degli Anni 50 – primi Anni 60. E ci ritroviamo improvvisamente circondati di blu, e di blue inteso come malinconia del vivere, l’essere in un posto sbagliato nel momento sbagliato. …
e la storia continua, splendida, divertente, drammatica e caotica come
certamente fu in quegli anni sino ad arrivare, non è certo uno spoiler,
alla morte di Brian. Triste, anzi tristissima, ma affrontata dagli
autori con una delicatezza e un senso di rispetto encomiabili. Oltre che
con grande, commovente poesia. E’ la storia di Brian Epstein il Quinto Beatle,
o comunque ci deve senz’altro somigliare moltissimo perché è più o meno
così che sono andate le cose, certamente anche e soprattutto nella
testa e nell’anima di Brian. Qualche parola sugli autori – tutti fan dei Fab Four – cominciando da Vivek J. Tiwary,
produttore e scrittore per teatro e tv, qui alla sua prima opera a
fumetti. Per essere la sua prima avventura nel mondo delle nuvolette
direi che se l’è cavata egregiamente, in quanto la storia è
leggibilissima e coinvolgente anche per chi non avesse mai sentito
nominare Brian Epstein e ciò dimostra la felicità di scrittura dello
sceneggiatore. E’ molto bello il bilanciamento, naturale e mai forzato,
tra i momenti drammatici, anche estremamente drammatici, e quelli più
leggeri, ironici e caustici. Non ho avvertito autocompiacenza né ricerca
dell’effetto speciale gratuito. Forse anche perché la storia è già
talmente straordinaria di suo che… E’ bene comunque chiarire, e lo fa
subito giustamente anche l’autore, che questa non è “la biografia di
Brian Epstein”, ma una storia nella quale, dice l’autore: “trasmettere la verità non è mai stato il mio obiettivo primario”. L’obiettivo era rivelare la poesia dietro una storia su un eroe. I disegni, davvero belli, sono opera di Andrew C. Robinson
(autore che lavora anche per Marvel, DC, Dark Horse…) e a mio giudizio
presentano un giusto e gradevolissimo equilibrio tra la modernità del
segno e la Swingin’ London degli Anni 60. Ma sono altrettanto
capaci di descrivere in modo molto intenso e riuscito momenti e
situazioni drammatiche non necessariamente swingin’. La somiglianza dei
personaggi con le persone reali è perfetta, nonostante non ci troviamo
in presenza di un “fotoromanzo”, ma di un’interpretazione personale del
disegnatore riuscitissima, che di quelle persone cattura molto di più
della mera somiglianza fisica. Verso la fine della storia 7 pagine sono disegnate da Kyle Baker, prolificissimo autore americano che ha lavorato e lavora per molte Case Editrici, major e non (strepitoso il suo Plastic Man per la DC Comics!). L’episodio disegnato da Baker riguarda il terrificante e pericoloso tour dei Fab Four
nelle Filippine, all’epoca sotto la feroce dittatura del generale
Marcos e della moglie Imelda. I suoi disegni ricordano quelli dei
famigerati Beatles cartoon andati in onda sulle televisioni americane dal 1964 al 1969. Dei
colori non è dato sapere: saranno anch’essi opera di Andrew C.
Robinson? Comunque sono belli, espressivi e ben dosati nella loro
brillantezza così come nei momenti di maggior cupezza della storia. Aprono il volume una prefazione di Billy J. Kramer, cantante coetaneo dei Beatles e anch’egli nel management di Brian Epstein, e una di Andrew Loog Oldham, primo manager dei Rolling Stones.
Mentre voi correte a comprare Il Quinto Beatle – La storia di Brian Epstein,
io continuo a scrivere delle considerazioni personali. Come per esempio
che non so quanto dovete tener conto di quelle quattro stellette e
mezzo su cinque perché quando si parla di Beatles la mia razionalità e il mio senso della misura vanno un po’ a farsi friggere.
Con tutto ciò, questo volume non è una storia sui Beatles, ma su Brian Epstein che fu il loro manager dal 1961 fino alla sua morte avvenuta nel 1967. Il quinto Beatle, appunto.
Sembra
strano dirlo per una persona come Brian Epstein, che essendo nel posto
giusto al momento giusto riuscì a ottenere nella sua breve vita – che
durò solo 33 anni - fama, denaro, prestigio e tutte le altre cose per le
quali chi è assetato di successo sarebbe disposto a vendere l’anima al
diavolo. Lui l’anima non la vendette perché probabilmente nessun
diavolo, neanche il più accondiscendente, avrebbe comprato un animo così
tormentato.
Pare banale dirlo, ma l’unica cosa che Brian Epstein
avrebbe disperatamente voluto avere, l’amore, non l’ottenne mai. E morì
solo.
La storia del Quinto Beatle
continua presentandoci un giovane Brian ventiseienne, stimato e
benvoluto dalla sua ricca famiglia (evidentemente di costumi
progressisti), ma insoddisfatto e in cerca di qualcosa che lo
faccia sentire vivo. Dopo aver assistito a un concerto, viene
completamente catturato dalla giovane band che si esibisce al Cavern
di Liverpool quasi ogni sera: giovani aggressivi vestiti di pelle nera
che producono un rock’n’roll fragoroso e sono già una piccola gloria
locale. Nella mente di Brian è subito chiaro ciò che deve accadere: lui
deve diventare il manager di quei Quattro giovanotti sboccati e con talento da vendere.
Brian crede fermamente nei Beatles,
è lui che prima di chiunque altro ha visto la loro splendente
grandezza, la loro stella diventare la più grande dell’intero firmamento
musicale. E’ soprattutto grazie a lui che Quattro
talentuosissimi ragazzi innamorati del rock’n’roll vengono trasformati
in uno dei più grossi fenomeni musicali, culturali e di costume del XX
secolo.
Tutto va per il meglio: gli sforzi di Brian cominciano a
dare i risultati sperati e i Beatles, con una gavetta che il libro
riassume efficacemente in poche vignette (e che nella realtà fu di una
tale durezza che nemmeno le più sfigate e scalcagnate hardcore punk band
possono sognarsi…), scalano velocemente i gradini che portano al
successo.
Il manager, assistito dalla deliziosa e ambigua Moxie,
scala anch’egli le vette del successo e dell’abuso di psicofarmaci, che
gli servono per affrontare giorno per giorno il terribile contrasto tra
i suoi reali bisogni e gli spessi muri dei quali deve circondarsi e che
lo tengono lontano dal suo più vero io.
E poi, dicono i dottori, le pillole servono anche a controllare quelle sbagliate, vergognose “inclinazioni intime”.
Poi viene la conquista dell’America, l’Ed Sullivan Show, l’incontro/scontro con Elvis The King,
anzi col suo orrendo manager, il “colonnello” Parker. Ma anche
l’incontro con uno dei pochi veri amici che saranno accanto a Brian fino
all’ultimo: l’avvocato Nat Weiss. Una figura
bellissima, unica boccata di affetto e umanità in quell’ambiente di
squali che è lo show businness. Purtroppo avviene anche l’incontro con Dizz, sorta di giovane prostituto che non porterà granché di buono nella vita di Brian.
Concludono una bella postfazione di Vivek J. Tiwari e le splendide righe di Howard Cruse, l’autore del meraviglioso Figlio di un preservativo bucato (spero di parlarne prima o poi), fumettista gay che ci spiega – dato che Panini Comics non lo fa da nessuna parte…) che Il Quinto Beatle è associato spiritualmente ed economicamente all’organizzazione Freedom to Marry.
Orlando Furioso![]()
Brian Epstein

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