di Akiko Higashimura vol. 1 – 8 josei euro 4,20 cad. Questo
scritto rientra tra quelli che meritano, da parte mia, una certa
attenzione, perché il rischio fortissimo è quella di scrivere una serie
di superlativi assoluti - bellissimo, divertentissimo ecc. - che a chi non conosce ancora la serie (ahilei, ahilui!) direbbero poco o niente. Kuragehime della mangaka Akiko Higashimura narra la storia di sei ragazze otaku. L’argomento è originale perché si parla spessissimo degli otaku, ma delle otaku se ne parla raramente. La giovane Tsukimi vive in una sorta di “comune” con altre cinque otaku
come lei, fuori di testa come lei e come lei assolutamente incapaci di
instaurare il benché minimo rapporto sociale al di fuori della loro
ristrettissima comunità, a meno che non si svolga su internet. La casa
nella quale vivono è detta Amamizukan, un bell’edificio retrò detto “il Convento”, e loro stesse si sono ribattezzate Amars, ossia “monache”;
loro nemici sono i “fighetti” e le “fighette”, ossia le persone “chic”
(qualsiasi persona “normale”, in pratica) e nell’Amamizukan è interdetto
l’ingresso a qualsiasi soggetto maschile. La padrona di casa (in realtà è la figlia della padrona di casa) è Chieko, otaku di bambole e kimoni, piccola e cicciotta, decisa ed autoritaria. Forse la tecnica grafica di Akiko Higashimura non sarà perfetta e sopraffina o “alla moda” (personalmente la apprezzo tantissimo),
ma col suo tratto comunque gradevole riesce sempre a rendere
perfettamente personaggi e situazioni e ad esprimere sia una gestualità
esasperata e buffa che, quand’è il caso e la storia lo richiede, una
rigidità di comportamento e mentale che si attanagliano perfettamente ai
vari personaggi. Ma dove, a mio parere, Akiko Higashimura dà il meglio di sé è nelle situazioni comiche, nelle gag,
nelle varie “figuracce” dei personaggi, negli equivoci e nei
fraintendimenti, nella visualizzazione dell’eccitazione sessuale (ho
riso ogni, ogni, ogni volta!) e nei buffi movimenti e caratteristiche delle Amars: però non v’immaginate un gag-manga; le gag ci sono quando “servono”, non se ne fa un abuso. Orlando Furioso
Kuragehime
La Principessa delle Meduse
serie in corso
(in Giappone sono usciti 12 volumi)
A livello di coinvolgimento emotivo, piacere di lettura, profondità di tematiche e puro divertimento dico subito che Kuragehime – La Principessa delle Meduse mi ha soddisfatto in maniera eccellente, al 100% direi visto che non ho alcuna critica da fare alla serie.
L’unico
problema è che la serie in Italia è “ferma” da un anno e mezzo al vol. 8
(in Giappone la serializzazione è arrivata al 12° volume). Spero
ardentemente che questo lungo “stop” non sia il prologo per una
definitiva cessazione italiana della serie che, si dice, non ha riscosso
qui da noi un gran successo di vendite… e sinceramente me ne chiedo il
perché, dato che la serie è splendida e ha le potenzialità per piacere a
una vasta fascia di pubblico italiano. Quindi incrociamo le dita e
andiamo avanti.
Tsukimi Kurashita
è una diciottenne orfana di madre che da poco tempo si è trasferita a
Tokyo coltivando il sogno di diventare illustratrice. E’ un’otaku
delle meduse: sono il suo argomento preferito (l’unico argomento, in
realtà) e l’oggetto dei suoi desideri, le disegna, le sogna, ne conosce
ogni specie ed è un’esperta delle loro abitudini.
Uno dei suoi
ricordi più belli riguarda una visita all’acquario in compagnia della
madre, nel padiglione delle meduse: la piccola Tsukimi rimane
affascinata dai loro movimenti e dalla loro eterea e sinuosa bellezza e i
loro soffici tentacoli le ricordano un abito da sposa. La promessa che
la madre fa a Tsukimi, cioè che da grande diventerà una
bellissima principessa e lei stessa le cucirà un abito da sposa bello,
sinuoso e soffice come una medusa, non potrà essere mantenuta in quanto
la donna morirà presto a causa di una malattia.
Questo
è il punto di partenza della serie che in pochissime pagine si
arricchisce di personaggi assurdi e straordinari, ricchi di personalità e
di vita, ai/alle quali è impossibile non affezionarsi (almeno se non si
possiede un cuore di pietra) che saranno protagoniste/i di situazioni
assurde e straordinarie alle quali, per chi legge, sarà impossibile non
partecipare emotivamente.
In
pratica sono un gruppo di gravi sociopatiche che forse nella vita reale
non considereremmo nemmeno per un secondo, mentre grazie all’abilità
dell’autrice Akiko Higashimura riusciamo non solo a trovarle irresistibili, ma ci affezioniamo e facciamo per loro un tifo sfrenato!
Banba, caratterizzata da una minuscola corporatura e da una cofana di capelli “afro” che manco Jimi Hendrix, è otaku di treni, dei quali conosce ogni segreto.
Jiji,
dai lisci capelli neri che le coprono quasi interamente il viso, è
un’otaku di… uomini anziani, praticamente una gerontofila, anche se la
sua sfrenata passione pare si limiti a sogni e collezioni di fotografie
di uomini attempati.
La sensei Mejiro è una disegnatrice di manga boy’s love
di grande successo che vive, per scelta, segregata nella sua stanza, da
sotto la porta della quale emette i suoi oracoli e vaticinii scritti.
E infine la mia preferita in assoluto: Mayaya (la
vedi proprio qui sopra), completamente pazza, lunga e ossuta,
perennemente coperta da una vecchia tuta, metà viso sempre nascosto da
un’enorme frangia che le copre completamente gli occhi, è otaku delle Cronache dei Tre Regni (…), un’irresistibile macchina da gag, ma è anche l’Amar che forse nasconde più potenzialità.
Nessuna di esse ha un lavoro, ma tutte e cinque, alla bisogna, sono assistenti della sensei Mejiro per la realizzazione dei suoi manga boy’s love.
Al nutrito cast si aggiungono inoltre gli altri co-protagonisti, in primis Kuranosuke,
bellissimo ed efebico figlio di un noto politico della Dieta Nazionale
Giapponese (il parlamento), che ama travestirsi da donna e che in quanto
a fascino femminile può dare lezioni a tutte le otaku dell’Amamizukan: da quando lui e Tsukimi si incontrano casualmente una sera, davanti ad un negozio di animali, la loro vita, quella delle Amars e e quella di tutti i membri della nobile e ricchissima famiglia di Kuranosuke, cambieranno per sempre.
Abbiamo poi Shu, fratello maggiore di Kuranosuke, trentenne posato e imbranato, apparentemente freddo e rigido; poi la bella e fatale Inari, spietata consulente per l’azienda che vuole abbattere l’Amamizukan per costruirci al posto un ennesimo grattacielo; l’autista Hanamori (otaku di… Mercedes), personaggio inizialmente di contorno ma che assumerà nel corso della serie una maggior importanza.
Ci
sono infine alcuni altri personaggi che hanno un ruolo misterioso e che
non voglio citare per non rovinare la sorpresa a chi ancora non ha
letto il manga.
Queste cinque (+1) ragazze, insieme a Kuranosuke
e agli altri personaggi della storia, saranno protagoniste di
avvenimenti eccezionali e mille miglia lontani dalle loro aspettative e
si troveranno ad affrontare cambiamenti terribili e affascinanti (e
strepitosamente divertenti per chi legge) che, immagino, le porteranno a
diventare altro da ciò che sono, o da come attualmente si percepiscono.
E’, questa, una bellissima storia di trasformazioni.
Così come stanno le cose, infatti, non si arriverebbe da nessuna parte: le otaku non sono in grado di uscire dai loro pesanti stereotipi, che le bloccano in un loop di vita-non-vita che verrà spezzato in modo drammatico, e anche in certo modo violento da Kuranosuke
(che tra l’altro è stanco della sua vita modaiola e superficiale) e da
altri personaggi le cui vite si intersecheranno le une alle altre in
modi del tutto inaspettati.
La grande dote dell’autrice di Kuragehime
è la sua straordinaria capacità di non annoiare mai neppure per una
singola vignetta e di costruire una storia che si evolve in
continuazione, priva di punti morti, ricchissima di gag quanto di momenti profondi e commoventi ed è soprattutto meravigliosa la sua capacità di delineare le personalità dei vari character, che “scoppiano” letteralmente di vita e crescono via via che la storia continua.
L’abbondante
uso di retini non preclude per nulla la cura per quanto riguarda gli
sfondi, verso i quali l’autrice non attua una “politica fissa”: ci sono
tavole in cui gli sfondi sono presenti e accuratissimi, altre in cui lo
sfondo è accennato; la presenza di rose e altri fiori è discreta (si
tratta pur sempre di un josei)
e le eventuali leziosità sono ben misurate e mai fastidiose o forzate,
hanno anzi una precisa valenza grafica necessaria per determinate
situazioni.
E inoltre, tornando alla storia, le gag non inficiano assolutamente i momenti commoventi, profondi e riflessivi che la serie non ci fa mancare.
Il
punto di partenza, le premesse della storia, avevano in teoria un così
basso grado di appeal, che forse non stupisce che qui da noi il successo
non sia stato immediato, ma bastano poche vignette per innamorarsi
delle Amars e per desiderare di vivere, almeno per un po’, all’Amamizukan.
Sperando che la Star Comics riprenda presto la pubblicazione di Kuragehime – La Principessa delle Meduse.
domenica 24 novembre 2013
Kuragehime - La Principessa delle Meduse
Etichette:
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