Comunque: adesso parliamo di Altre Storie Brevi e Senza Pietà che è il nuovo lavoro di Marco Taddei e Simone Angelini , che si potrebbe definire il “sequel (molto) maligno” del primo volume. Non che il volume precedente fosse una collection di storie edificanti natalizie, ma questa volta i due allegri autori hanno proprio esagerato. Se nel primo volume il “senza pietà” era da me percepito come fondamentalmente letterario, in questo secondo e abbastanza terrificante volume il “senza pietà” è letterale, la rappresentazione cruda, la descrizione non mediata da altro che non sia la volontà narrativa degli autori: niente cincischierie carine, insomma, ma sberloni ben assestati. Se lo scopo era quello di dare una fortissima scossa al lettore (uso il maschile perché in questo caso il lettore sono io), beh direi che lo scopo è stato raggiunto con anche un bonus di mille punti. Nel mio commento al primo volume ad un certo punto avevo usato l’espressione “umana pietà”. Se a sproposito o meno non saprei, ma l’avevo soggettivamente percepita, era uno dei leit-motiv, era un briciolo di (ironica) consolazione. Quindi
da sconsigliare ad animi troppo sensibili o tendenti alla depressione?
Beh, no, non a questo punto, forse sono io che sono un tantinello
esageratamente sensibilone su certe tematiche. Storie
umane, più che umane, anche quando il protagonista è una mosca, un
comune dittero, uno di quelli che ci si posano addosso almeno un milione
di volte durante la nostra vita. A
questo proposito, scrittura e disegno si sono fatti ancora più sicuri e
decisi. A differenza del volume precedente qui non vengono sperimentati
stili diversi, forse perché lo stile è finalmente acquisito ed
estremamente efficace. Le
storie sono difficilmente inquadrabili in un “genere”, ma ne mischiano
felicemente diversi e si muovono agevolmente e con invidiabile sicurezza
tra horror, noir, soprannaturale, distopia, follia e, naturalmente, morte. Gli stessi titoli delle storie – La storia della madre di Oscar, Storia della testa di Enrico, Storia dello zio, Storia della Riunione, Storia di una mosca, Storia di Mario all’Inferno, Storia di una biglia e Storia con la Morte – denunciano una sorta di distacco emotivo, di volontà “neutra” atta solo a descrivere, senza enfasi o strilli. I dialoghi e i pensieri dei personaggi e le didascalie sono ridotti all’osso, essenziali e anzi molte vignette sono mute. Il punto di vista, l’inquadratura, sono cinematografiche e quasi sempre personaggi e situazioni pare si rivolgano direttamente verso chi legge, come se intendessero costringerlo/a a prendere una posizione, come se queste storie fossero degli “avvertimenti”… Alcuni passaggi strappano un sorriso (amaro, beninteso) come ad esempio nell’ultima storia del volume nella quale la protagonista è la Morte, graficamente descritta proprio come ce l’aspettiamo, ma nell’essenza assai diversa dal suo stesso mito. Splendida e molto suggestiva, infine, la copertina: un banchetto circolare, che ricorda molto le danze macabre medievali, presieduto dalla Morte circondata da demoni, strani animali senzienti e un solo essere umano, all’interno di un paesaggio e di un cielo che non lasciano molte speranze. La mia considerazione verso questo
volume a fumetti, comprensiva di tutto l’orrore e la tristezza che ho
provato a leggerlo, è estremamente positiva, considero
cioè quest’opera perfettamente riuscita, splendida nella sua crudeltà e
non temo di dire che – ovviamente! - è anche divertente… che sembra in alto contrasto con quanto sin qui detto, ma invece non lo è. E’
proprio così che bisogna fare: prendere il lettore (sempre io) e
sbatacchiarlo ben bene, consolarlo zero e, anzi, renderlo più
consapevole. Ma consapevole esattamente di cosa? Ah beh, questi sono affari così soggettivi che al massimo potrei parlarne col mio analista, se ne avessi uno. Orlando Furioso
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domenica 15 dicembre 2013
Altre Storie Brevi e Senza Pietà
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