Conosco Giampo Coppa (aka Giampiero Copparoni)
dal 1983. La prima volta che lo vidi passò un intero pomeriggio a
disegnare, sul tavolo della cucina di un amico comune, riempiendo fogli
su fogli col suo pennarello nero. Campi di battaglia urbana, punks con
mohicani e giubbotti borchiati, volti urlanti, muri, fili spinati… Forse
non ricordo cos’ho mangiato ieri, ma quel pomeriggio di trent’anni fa
lo ricordo perfettamente.
Da allora Giampo (eccolo qui sotto) non ha più smesso di disegnare.

Fumetti, cartoline, poster, copertine, flyers, spille, oggetti: la creatività e la fantasia di Giampo – guru
psychedelico – sono inesauribili; guarda tutto ciò che ha intorno con
occhi bramosi di vita, colore, divertimento, follia e macina tutto ciò
per trasformarlo in qualcosa, che siano fumetti o altro, di
completamente suo. Ama profondamente ciò che fa e comunica
facilmente questo suo amore ed entusiasmo agli altri. Tutte le sue
creazioni sono un’esplosione di vitalità, velocità, creatività
scatenata. E grazie al cielo se ne frega dei canoni usuali, stabiliti e
benedetti.
Nonostante io non sia un patito di motori, adoro
letteralmente i suoi folli fumetti e aspettavo con ansia l’uscita di
questo suo nuovo libro. Che, proprio come mi aspettavo, mi ha
soddisfatto totalmente, al 100%, offrendomi ore di divertimento! Sì: ore, perché ogni vignetta di Giampo è piena zeppa di cose, simboli, messaggi, inside jokes,
amici, personaggi, moto, auto, dragster, pistoni, tubi, onomatopee,
borchie, bolidi, velocità… Le vignette non hanno mai una separazione
netta tra loro, si susseguono quasi senza soluzione di continuità
all’interno della tavola, inserendosi spesso le une nelle altre per
creare un gioco di bianchi e neri da far girar la testa. Le tavole
piene-di-cose di Giampo non danno l’impressione di un horror vacui da riempire ad ogni costo quanto piuttosto di gioia lisergica, contagiosa. Puro piacere
nel riempire pagine su pagine di mille e mille cose ancora, senza porsi
(troppi) limiti, lasciando che la mente e la penna vaghino creando
storie e situazioni a briglia sciolta, con la fantasia scatenata che
corre veloce come i bolidi che Giampo ama disegnare.

Protagonisti delle sue storie sono innanzitutto i motori,
sia idealizzati nella loro essenza più spirituale e simbolica che
raffigurati nel loro aspetto più terrigno, terreno e rombante: motori
come velocità e libertà, movimento dal banale ad un Altrove mitico, sognato e sempre – un po’ disperatamente - amato. Motori descritti talvolta in modo meticoloso, talaltra stilizzati e super-deformed,
ma sempre dotati di un’insita potenza grafica e simbolica. Milioni di
tubi rombanti nelle quasi cento pagine, milioni di forcelle
iper-allungate, di auto e moto (e persino qualche astronave!) che a
stento riescono a restare sulla pagina…
Le densissime pagine di Motorfreakers Monster Family riescono, eccome!, a dare l’immagine e la sensazione del movimento. Anche perché altrimenti non si spiegherebbe come quelli di Freeway Magazine,
rivista motociclistica specializzata in Harley Davidson, Chopper e
Custom, abbiano scelto proprio Giampo Coppa per raffigurare, con le sue
strisce mensili, la folle vita idealizzata dei bikers; un’avventura grafica durata dall’aprile 1995 al giugno 2009. Di queste storie Motorfreakers ne raccoglie una selezione che va dal 1997 al 2009, oltre a un inedito e cinque illustrazioni a colori.

E poi, come dice il titolo stesso della raccolta, ci sono i mostri.
Mostri folli e psychedelici, raramente minacciosi, più coinvolti in una
sorta di paradiso hippy-biker che in vere e proprie “mostruosità”: già,
perché nonostante l’apparenza (e il pregiudizio) di violenza nei
fumetti di Giampo Coppa non ce n’è poi così tanta. I mostri sono tali
solo perché nella sorta di “dimensione parallela” (alla nostra) sulla
quale si svolgono la maggior parte delle storie di Motorfreakers, non
c’è nessuno/a uguale all’altro/a e i “canoni estetici” sono
infinitamente più vari e decisamente, come dire, liberi che sul nostro
così poco originale pianeta. Nel Giampo’s World, tanto per fare
un esempio, una gigantessa monocola può benissimo innamorarsi di uno
zannuto e pelosissimo bikers alto un sesto di lei. Nel mondo di
Motorfreakers in effetti c’è più amore che violenza… Ora, non si pensi a
un fumetto da boy-scout, ecco no, proprio no: semplicemente nelle
storie della Monster Family vengono preferiti i buoni, vecchi valori di un tempo, Peace & Love insomma (with a little help from some psychedelic drugs and good Rock’n’Roll, of course!). E rombanti bolidi di metallo, s’intende!

Nel mondo dei Motorfreakers
ogni individuo è specie a sé, diverso dall’altro nella forma, ma quasi
mai nelle passioni e negli amori. Insomma, la mostruosità dei Motorfreakers
non è mai intesa come la si intende nel lato noioso della realtà (sì,
il nostro), ossia come discrimine per la divisione, anzi lì tra quei
paesaggi metallici la diversità è l’unica “forma” concepita come
positiva, arricchente, quasi a dire che più robe strane hai addosso, più
avventure e possibilità puoi avere! Mostruosità e grazia qui non sono
nemiche; qui l’unico nemico è la routine, la banale normalità.
Vedete?
Nei fumetti di Giampo ci sono molte, molte più cose di quanto le sue
tavole strapiene possano far immaginare a una prima, distratta occhiata.
Il volume contiene le dettagliate presentazioni dei personaggi, l’indispensabile Kustom Dictionary, le Leggende della customizzazione e un sacco di altre storie da guardare, prima ancora che leggere.

Qualcuno
lì fuori – spero pochi/e - si sta grattando il naso pensando che le
anatomie dei personaggi di Giampo non sono esattamente michelangiolesche
e che la prospettiva non è proprio leonardiana. Ok, è così. D’altronde “non tutti i gusti sono alla menta” ecc. ecc. e personalmente ciò che apprezzo di più in questi fumetti è lo stile
e Giampo di stile a mio parere ne ha a pacchi, uno stile unico, per
altro, che nutre la fantasia di parecchi/e appassionati/e. L’autore col
suo tratto non esattamente “lieve” né “preciso”, riesce a raccontare
proprio ciò che vuole e che gli piace, riesce a comunicare a chi ama i
suoi fumetti delle buone, sane vibrazioni positive. Riesce,
addirittura, a far sognare un ormai anzianotto ex-motociclista (giusto
per un paio di stagioni, eh!) e a fargli desiderare di riavere anche
solo per un giorno la sua vecchia Ducati Scrambler 350…

Infine: Giampo Coppa è stato negli Anni 80 il cantante, di una delle migliori punk-band italiane, gli Stinky Rats. Niente gloria e denaro per loro, “solo” un posto privilegiato nel cuore di ogni vecchio punk del pianeta.
Vai
così Giampo, in attesa di qualsiasi altro fumetto tu voglia regalare a
questo lato della Dimensione Cosmica cui ogni cosa appartiene!
(…e soprattutto in attesa che Stinky Eliminator venga a dispensare un po’ di sana giustizia a questo marcio mondo!)
Orlando Furioso
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