Le
mie aspettative per questo manga, di cui nulla sapevo se non il titolo e
gli “strilli” sulle riviste pubblicitarie che si trovano in fumetteria,
erano alte. Buddha e Gesù protagonisti di un manga! Buddha e Gesù che tornano sulla Terra, nel Giappone odierno, per combinare chissà cosa! Insomma,
la copertina mi ispirava mille fantasie e mi attraeva moltissimo e
forse mi ero fatto un “film” eccessivo in testa, chissà cosa mi credevo.
 Cosa mi aspettassi di preciso non so, ma l'idea di Buddha e Gesù
che tornano sulla Terra - in Giappone per la precisione - per una
vacanza, mi intrigava. Non mi ero fatto nessun "film" particolare in
testa, non è che m'immaginassi crocefissi volanti contro tornadi di
fiori di loto... o forse sì? Beh, sta di fatto che questo primo volume di Saint Young Men di Hikaru Nakamura offre delle brevi storielline comiche con protagonisti i nostri due divini eroi. Non sosia, non "realtà parallele": proprio loro due, Buddha “l’Illuminato” e Gesù “il figlio di Dio”,
che dai rispettivi – ed evidentemente un po’ noiosi - paradisi vengono a
trascorrere una vacanza sul nostro inquieto e vacillante pianeta. Sul quale sembrano trovarcisi più che bene!
 I
due si dividono un alloggetto modesto, base comune dalla quale partono
per le loro per-nulla-eroiche avventure terrestri: prendono l’autobus,
vanno in un parco divertimenti a provare emozioni forti, conoscono yakuza in una sauna pubblica, vincono ad una fiera di beneficenza, partecipano a una festa tradizionale shintoista… e via dicendo. Pur avendo caratteristiche diciamo così riconoscibili, come si può vedere dai disegni qui riprodotti (presi, al solito, da scan
inglesi), nessuno pare riconoscerli: evidentemente al giorno d’oggi una
corona di spine o due lobi d’orecchio smisurati, non bastano a stupire
un’umanità sempre più scettica.  La mangaka Hikaru Nakamura confeziona un manga sostanzialmente fatto, almeno in questo primo volume, di continue gag e situazioni improbabili, brevi “storielle” in cui i Due
si comportano in modi perlopiù assurdi. Molte gag sono farcite e
condite da giochi di parole (immagino la fatica del traduttore Giovanni
Lapis) e riferimenti strettamente giapponesi. Ciò fa sì che le tavole
siano piene di noticine – scritte necessariamente in caratteri minuscoli
– la cui lettura fa perdere l’immediatezza della situazione… ma
d’altronde senza quelle noticine spesso non si capirebbe nemmeno di cosa
i Due stanno parlando e a che cosa si stanno riferendo. Tutto ciò, a mio opinabilissimo parere, rende il manga difficilmente leggibile e, sempre secondo me, raramente spiritoso.
 Intendiamoci:
alcune battute, parlo di quelle comprensibili anche a un/a
lettore/lettrice occidentale e non particolarmente ferrato/a in cultura e
tradizioni giapponesi, sono divertenti e fanno ridere; inoltre la
caratterizzazione grafica dei due è spiritosa e piacevole (tranne,
credo, per eventuali fanatici religiosi… ma problemi loro!). Ma nel
complesso la lettura di questa serie continua di brevi storielle piene
di gag non mi ha appassionato granché, probabilmente sono il target sbagliato per questo tipo di manga. Del
quale, comunque, ho molto apprezzato il tono scanzonato, disinibito e
spiritoso nel trattare due figure “divine” così importanti
nell’immaginario e nelle mitologie occidentali e orientali. Anzi,
alcune delle battute meno criptiche ed elitarie sono davvero azzeccate e
divertenti (per chi l’ha letto: ad esempio quella di Buddha
mentre guarda il cellulare e si chiede se… ^^), come quelle sugli
animali, sui rispettivi paradisi, sullo shopping compulsivo di Gesù e sulle fobie/ossessioni di Buddha. Così come mi è piaciuto l’allegro presupposto che esistano tutte le divinità e che in qualche modo si conoscano e si “frequentino”, anche se magari in modo meno stretto dei Due protagonisti di Saint Young Men. Miracoli, “parentele divine” e caratteristiche “sacre” vengono tranquillamente ed allegramente usate come gag,
senza problemi di “blasfemia” (termine che peraltro per chi – come il
sottoscritto – non è religioso né credente, non significa assolutamente
nulla) e senza scadere in volgarità.
Un
po’ nascosta, ma m’è parso di notare una velata critica ad alcuni
aspetti della società odierna, perlomeno della società giapponese, che
viene comunque tratteggiata senza astio. Il segno
dell’autrice è semplice ma efficace e a mio parere il suo punto forte
sono le espressioni facciali, non le anatomie che risultano spesso non
particolarmente curate; i volti dei Due sono simpatici e accattivanti e
le situazioni in cui c’è folla sono descritte molto bene, senza
approssimazioni. Anzi, personalmente mi è parso che l’autrice si sia
trovata meglio quando ha descritto situazioni affollate e caotiche.
E’ comunque un manga che consiglio di provare di persona, magari per smentire decisamente le mie non proprio ottime impressioni Infine
una considerazione venale: sarà anche vero che i fumetti non si
valutano “a peso”, ma non posso non considerare che il giorno prima ho
acquistato un altro manga, praticamente “spesso” il doppio e l’ho pagato
anch’esso 5,90 euro. Che già di per sé non mi pare un prezzo
esattamente economico. E sì, anche l’altro manga aveva una lussuosa
sovraccoperta.
Orlando Furioso
 
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