Già. Non ho comprato questo manga. Mi spiace, non posso mica comprare tutto! E poi la copertina non mi attirava molto.
Meno
male che a comprarlo ci ha pensato la mia dolce metà e che lui compri
un fumetto è occasione piuttosto rara a verificarsi. Sarà forse che il
suo passato da fumettista professionista l’ha un po’ stancato dei
fumetti? Fatto sta che ha preso Prophecy.
Per
questa sorta di “gelosia/frenesia fumettistica” che mi prende in questi
casi, leggo prima io di lui i (rari) fumetti che acquista.
Sempre con qualche pregiudizio: abbiamo, in genere, gusti molto diversi sui fumetti.
In questo caso, invece, devo proprio ringraziarlo per l’acquisto!

Prophecy (Yokokuhan nell’originale) di Tetsuya Tsutsui [1]
magari partirà da un’idea non proprio originalissima: anzi devo dire
che l’inizio di lettura di questo manga non è stato dei migliori.
L’inizio della storia mi ha portato subito alla mente Death Note (di cui ad oggi ho visto solo l’anime, non ho ancora letto il manga…) e un troppo frettoloso commento di “…già visto…”. Impressione che si è sciolta quasi immediatamente lasciando il posto a ben altre, decisamente più positive impressioni.
Sono bastate infatti poche pagine e la storia, supportata a livello grafico da disegni ottimi, mi ha completamente conquistato.
Un cenno alla trama.
Col volto celato da una maschera costruita rozzamente con fogli di
quotidiani del giorno, una persona (probabilmente di sesso maschile)
annuncia, tramite filmati che carica su internet, il prossimo
verificarsi di efferati crimini… che puntualmente avvengono.
La
polizia Giappponese ha già costituito una apposito team per combattere i
crimini informatici, e dato il loro aumentare a dismisura ha dato vita
alla “Sezione Anti-CyberCriminalità”, capeggiata dalla figura della tenente Erika Yoshino, ventiseienne bellissima decisa a combattere e a vincere la sua battaglia. La tenente Yoshino
possiede un carattere duro e una determinatezza tale da farla apparire
spietata al limite del cinismo e la nuova sfida con l’individuo
mascherato dai giornali è per lei una sfida stimolante.
Nel
frattempo i crimini perpetrati dall’individuo mascherato proseguono,
sempre anticipati dai video caricati in rete, facendo capire alla
polizia, alla Yoshino e ai suoi collaboratori in particolare,
che la sfida da giocare è particolarmente difficile in quanto ci
troviamo alla presenza di un “genio informatico”, come minimo.
E sì: le eventuali “assonanze” con Death Note terminano qui.
Non desidero fare alcun tipo di spoiler
quindi il cenno alla trama termina qui, non prima di aver detto che gli
scenari che la storia ci propone subiscono ad un certo punto un
radicale e inaspettato cambiamento, estremamente drammatico ed
emotivamente molto coinvolgente, con tematiche forti, pesanti e scomode.
Le tematiche affrontate da Prophecy
sono attualissime: il mondo del lavoro giovanile, del precariato, del
super-sfruttamento e delle ingiustizie ad essi correlate. La storia di Tsutsui ci presenta un Giappone estremamente diverso da come ce lo immaginiamo di solito, o meglio da come ci piace
immaginarcelo: un Paese che dietro la sua facciata pulita, educata,
tradizionalista, formale e civilmente avanzatissimo, nascondo un
sottobosco di sfruttamento, crudeltà, violenza e cinismo che nulla hanno
“da invidiare” rispetto a Paesi più tradizionalmente associati alla
criminalità. Il marcio sotto la patina della rispettabilità.
.
A costo di “spaventare” eventuali nuovi lettori/lettrici, mi sento di affermare che a certi livelli Prophecy
ha anche una certa valenza “politica”, la quale però invece di rendere
la storia più noiosa o didascalica, o peggio ancora didattica, la rende
più cruda e consapevole e aumenta il grado di coinvolgimento di chi
legge rendendo la lettura un esperienza più intensa.
. La
storia, soprattutto verso la fine di questo primo, bellissimo volume,
raggiunge livelli di violenza e crudezza da pelle d’oca, e il tutto è
gestito dall’autore in modo non da suscitare curiosità morbosa, ma
appunto partecipazione emotiva.
.
Un enorme livello di interesse viene raggiunto anche per la presenza di tematiche note, anzi “hyper-izzate”
se mi si consente per una volta l’uso di questo brutto, ma chiaro
neologismo, dal pubblico giovane, anche giovanissimo. Come ad esempio il
tema del flame, che può spingersi sino a rovinare materialmente le vittime di questo “gioco” crudele; la vendetta
che cova nei cuori delle vittime, o di chi si sente tale, e che
“grazie” alla rete oggi può in qualche modo concretizzarsi, dapprima
solo virtualmente, ma in seguito anche in modi tutt’altro che virtuali;
il tema dell’insita e intima cattiveria della gente, pronta a “fare il
tifo” per chi, forse anche con giuste motivazioni di base, si erge però a
giudice, giuria e boia.

Certo,
i temi della violenza in rete, del potere dei social network, dei
flame, della persuasione occulta ecc. sono già stati affrontati da molte
altre storie, ma non tutte sono riuscite ad unire in modo così perfetto
tutto questo con un’invidiabile fluidità di narrazione e, so che son noioso ma lo ripeto, con un così intenso (e diciamolo: piacevole) grado di coinvolgimento emotivo.
Si
fa addirittura fatica a pensare di trovarsi di fronte a un’opera di
fiction, tanto realistica, ben congegnata ed emozionante è la trama,
supportata da una notevole padronanza e ottima gestione dello storytelling.

I disegni di Tsutsui, un minuscolo campionario dei quali potete vedere a corredo di questo scritto (immagini prese da uno scan
francese) sono oltre che perfetti per questo tipo di storia, molto
belli e curati, anatomicamente ineccepibili e particolarmente
concentrati sulle persone e sulle espressioni del volto e gestuali. Non
siamo propriamente di fronte a un manga di “teste parlanti” [2], ma diciamo che gli sfondi e gli ambienti sono curati quando hanno impatto e importanza nella storia.
.
C’è
una grande attenzione nelle caratterizzazioni dei personaggi e nella
rappresentazione grafica dei loro volti, tutti riconoscibili e
realistici, con l’unica eccezione della tenente Yoshino che appare più come stereotipo della “bella donna”, che come individualità estetica a sé stante.

Personalmente
mi sono ritrovato alla fine della lettura con qualche unghia mangiata,
una certa (non necessariamente spiacevole) contrattura dello stomaco e
una grandissima voglia di leggere i prossimi due volumi.
Consigliatissimo.
Orlando Furioso
Note:
[1] Autore già noto in Italia per Manhole (3 volumi, conclusa); Duds Hunt (1 vol., conclusa) e Reset (1 vol., conclusa), tutti editi da J-Pop.
[2]
Vengono così chiamati da alcuni/e, quei manga nei quali gli sfondi sono
totalmente assenti e ogni vignetta/tavola è concentrata quasi
unicamente sulle teste dei/delle protagonisti/e, sulle loro espressioni
facciali e sui balloon da essi/e pronunciati. 
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