7 Shakespeares - vol. 1
di Harold Sakuishi
genere: seinen storico
(serie in corso)
brossura con sovraccoperta,
288 pag. b/n (+ 2 pag. col.)
Euro 6,50
Questo è uno di quei manga che avrei
comprato anche solo per la copertina! E’ una motivazione stupida? Può
darsi, ma è comunque una motivazione.
Ho immediatamente adorato quel
volto enigmatico, frutto di un disegno che fa propria una mescolanza
tra standard occidentali e orientali, col risultato di essere
esteticamente, ed espressivamente, gradevolissimo, misterioso e
affascinante.
Dunque non è abbastanza come motivazione?
In
effetti non è stata la sola: un’altra motivazione è stato leggerne bene
su alcuni dei blog che seguo (potete vederli qui a lato, sulla colonna
alla vostra destra) e un’altra ancora è stato leggerne un paio di
capitoli di scan in inglese (anche se questo non bisognerebbe
dirlo: si sa che la pirateria fa sì che nessuno compri più fumetti, no?…
Aspetta… o è forse vero il contrario?). Infine è arrivata la motivazione post-lettura
– ovverosia il semplice fatto che il manga mi è piaciuto parecchio –
motivazione che presiede alla decisione di acquistare anche i prossimi
numeri.
Non vorrei comunque sembrare più sciocco di quanto io sia: non è il primo manga che compro principalmente perché attratto dalla copertina,
motivazione che a mio giudizio sarebbe bastante a giustificarne
l’acquisto. Come si diceva tempo fa chiacchierando tra amici davanti ad
una fumetteria vicino casa: ognuno/a ha i propri modi di fruizione dei
fumetti e sono tutti assolutamente legittimi.
Torniamo a 7 Shakespeares di Harold Sakuishi (che è pseudonimo di Takairo Sokuishi autore di Beck [1]), di cui è appena uscito da noi il primo volume edito da Panini Comics, e che ha in sé molto altro oltre la bella copertina.
“Chi era realmente Shakespeare? Fu davvero lui a dare vita a opere immortali come Romeo e Giulietta, Amleto e Macbeth?”:
questa frase, che appare in quarta di copertina, è la chiave da cui
parte la storia narrata. In effetti già il titolo faceva presagire che
il punto di vista privilegiato dell’autore avrebbe potuto essere la
famosa teoria (ormai confutata?…) sull’identità plurima del Bardo Inglese.
Ma
in questo primo volume non viene sviscerato ancora nulla al proposito:
vengono soltanto gettati i primi semi di quello che certamente
germoglierà in seguito e chi legge viene volutamente portato su strade
diverse, anche se certamente parallele, che non fanno che acuire il
mistero (che ancora deve però dichiararsi tale) e porre domande. Anzi,
sviano eventuali intuizioni e pre-giudizi che inevitabilmente affiorano durante la lettura. Lettura in sé piacevolissima e appassionante.
Il volume inizia con un prologo di oltre 50 pagine ambientato nella Londra
del 1600: sorta di lunga, piacevole e frenetica introduzione nella
quale tra opere teatrali e Puritani incarogniti, assistiamo a un baldo e
sfrontato giovane che dice di chiamarsi William Shakespeare
che è sia autore che attore e direttore di una compagnia teatrale
supportata e amata dal popolo e da un potentissimo personaggio mentre è
avversata da altri, crudeli potenti. Prologo agile e movimentatissimo
che si conclude con un tentativo di truffa, una scazzottata, uno scontro
tra potenti ed enigmi che cominciano a essere intessuti e che si
insinuano, sebbene ancora oscurissimi, nella mente di chi legge.
Di colpo, e con un salto all’indietro nel tempo, ci ritroviamo nella Chinatown di Liverpool del 1587 [2]. Da quel momento e per tutto il resto di questo primo volume, le vicende narrate riguarderanno i personaggi di questa città-nella-città, primi tra i quali Li e la sua famiglia, il Sindaco, il Bisnonno, la misteriosa Dea Nera.
Il
tutto si svolgerà tra invidie e ricchezze, miseria e misteriosi poteri,
conflitti famigliari e caccia alle streghe, riti primitivi, tradimenti,
morti improvvise e inspiegabili.
Bisognerà giungere alla fine del volume per veder ricomparire, in modo enigmatico e in un accenno soltanto, il William Shakespeare del prologo; ma per ora nulla è chiarito circa la relazione tra i personaggi Cinesi e il Bardo Inglese…
Quasi trecento pagine di racconto avvincente e originale; narrazione nella quale sono molto ben bilanciati i momenti drammatici con quelli più ariosamente avventurosi. Niente momenti di noia, la scrittura è fluida e coinvolgente, riesce in ogni momento a interessare ed affascinare chi legge; l’uso del flashback è ben gestito e non presenta difficoltà di lettura o interpretazione. E’ anche ben bilanciata l’alternanza di momenti “irosi” e “sopra le righe” a momenti non propriamente ironici (non c’è, per ora, molta ironia nella storia), quanto più propriamente discorsivi. E, altra cosa positiva, chi legge si chiede spesso dove l’autore voglia andare a parare, quali sorprese ci stiano aspettando nei prossimi numeri e che diavolo di relazione possa esserci tra uno dei massimi drammaturghi e poeti della Storia e un gruppetto di Cinesi di Liverpool…
Del disegno avrei già detto tutto relativamente alla copertina: personalmente adoro il segno che Harold Sakuishi usa in questo manga, ossia una perfetta e accattivante miscela tra scuola orientale e segno occidentale, il cui risultato crea personaggi di un’espressività straordinaria. La perizia con cui Sakuishi tratteggia volti, corpi, abiti, ambienti e atmosfere rende il manga godibilissimo e affascinante ad ogni pagina. Il segno è sempre morbido, anche nelle scene d’azione dinamiche e affollate ed è capace di grande forza nel descrivere personaggi estroversi e potenti quanto di delicatezza e sensibilità nel tratteggiare figure infantili o comunque fragili. A mio parere lo storytelling non ha mai cedimenti in quanto l’immedesimazione di chi legge è forte, l’equilibrio tra le vignette e tra i bianchi e i neri è ottimo e tra sceneggiatura e disegno non si nota alcuno iato sensibile.
Ma
al di là di descrizioni tecniche che non sono decisamente il mio forte,
il giudizio ultimo, forse banale ma sentito che mi sento di dare a
questo primo volume di 7 Shakespeares è che si
tratta di un buon manga che riesce ad appassionare e ad affascinare chi
legge sin dalle primissime pagine e non ha cedimenti durante il
racconto. Penso inoltre che abbia le caratteristiche per poter piacere a
un vasto target di pubblico, non solo cioè a chi ama i seinen
manga, ma a chiunque sia attratto/a da una bella opera in costume, ben
narrata, ben disegnata e con un’irresistibile dose di mistero. Oltre al
fatto che il protagonista – o uno dei protagonisti?… – è uno dei massimi giganti della letteratura mondiale.
Orlando Furioso
Note:
[1] Di Beck – edito in Italia dalla Dynit - non ho mai letto il manga, ma ho visto tutte le puntate del cartone animato in tv, e mi è molto piaciuto.
[2] Non è su base storica, in quanto l’attestazione dei primi Cinesi a Liverpool, e di un conseguente abbozzo di una prima Chinatown, si ha nel 1834.

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