La Pianura del Kanto, ricordi fluttuanti della mia giovinezza
di Kamimura Kazuo
traduzione di Paolo La Marca
3 volumi, bianco e nero con alcune tavole a colori
vol. 1 = 384 pagine - vol. 2 = 400 pagine - vol. 3 = 400 pagine
Ho recentemente accennato al gekiga e oggi voglio parlare di un'opera che del gekiga fa parte in pieno e... sarà un'impresa assai difficile dato che si tratta di un'opera densissima, piena zeppa di cose e significati, veri e propri mondi e tutto ciò inoltre relativo a un contesto, geografico e culturale, distantissimo dalla nostra contemporaneità: il Giappone post bellico.
Si tratta ovviamente di un'opera che ho trovato bellissima altrimenti non mi imbarcherei in questo scritto. Lo scopo, come sempre, sarebbe quello di stimolare curiosità in un paio tra quelle tre o quattro persone che pazientemente leggono i miei scritti e qui la curiosità dovrebbe essere parecchia perché La Pianura del Kanto di Kamimura Kazuo (1940 - 1986) si estende in tre curatissimi volumi meritoriamente editi dalla Coconino Press.

La Pianura del Kanto, di Kamimura Kazuo (Coconino Press)
Anche per chi non è "praticante" c'è comunque un elemento che fa di Kamimura Kazuo un mangaka conosciuto: è infatti dal suo famosissimo manga Lady Snowblood che Quentin Tarantino prende ispirazione per la trama del suo celeberrimo Kill Bill!
Nel 2016 Lucca Comics dedicò a Kamimura Kazuo una mostra, contenente anche inediti: l'autore giapponese oltre che mangaka era anche un rinomato illustratore e nonostante la sua prematura morte - scomparve per un tumore a soli 46 anni - produsse una mole enorme di fumetti e di illustrazioni.
La base di partenza de La Pianura del Kanto è una sorta di "autobiografia mascherata" - semiautobiografico, viene definito - con l'inserimento di storie, persone e situazioni inventate dall'autore. Ricordo ancora che il gekiga nasce alla fine degli Anni 50 del secolo scorso come reazione ai manga "edulcorati" pensati per bambini/e e ragazzini/e e quindi i gekiga, cui La Pianura del Kanto senz'altro si ascrive, comportano situazioni realistiche, crude, adulte.

La Pianura del Kanto, di Kamimura Kazuo (Coconino Press)
La storia che si dipana nei tre volumi presenta tematiche e situazioni decisamente adulte: innanzitutto il delicato e drammatico passaggio dall'infanzia all'adolescenza e infine all'età adulta - il tutto, ricordiamolo, ambientato nel primo dopoguerra, in un Giappone quindi invaso da forze armate straniere portatrici di un tipo di cultura allo stesso tempo affascinante e respingente che avrebbe cambiato per sempre il paese del Sol levante.
Ma sono presenti anche tematiche come la transessualità, affrontata con una grande spregiudicatezza e "naturalezza" per l'epoca, e poi il bondage e molto, molto sesso.
Non si pensi però ad un manga porno perché siamo proprio lontanissimi da eventuali pruderie o "fan service": il sesso, variamente declinato, è parte integrante e importante della storia narrata e della vita dei e delle protagoniste.
Altra componente importantissima, per quanto mi riguarda difficilmente spiegabile, ma comprensibile soltanto leggendo il manga e lasciandosene assorbire, è il ruolo tutt'altro che marginale del paesaggio: la pianura del Kanto, che è la pianura più grande del Giappone, ha una serie di paesaggi naturali, altipiani, valli fluviali, coltivazioni. Il paesaggio non come qualcosa che si guarda, ma un vero e proprio stato d'animo che non lascia mai la memoria e il cuore.
(La sensibilità all'ambiente è una sensazione, forse un'inclinazione naturale, che personalmente conosco molto bene, forse troppo.)
"Quando mi chiedono perché disegno gekiga, mi piacerebbe rispondere: "Perché voglio dipingere paesaggi". Sono convinto che a esercitare una forte influenza su una persona non siano le esperienze del suo passato, quanto i paesaggi in cui ha vissuto." - Kamimura Kazuo, dalla prefazione vol. 1
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| La Pianura del Kanto, di Kamimura Kazuo (Coconino Press) |
La storia inizia nel 1945 e protagonista principale della storia è Kinta, bambino di cui seguiremo i passi sino alle soglie dell'età adulta. Kinta vive col nonno, anziano scrittore, nella Pianura del Kanto. Le prime splendide tavole descrivono in soggettiva un aereo B29 che si schianta al suolo. Il pilota, un soldato americano, sopravvive e proprio da questo episodio comincia una contaminazione tra culture, l'una potenzialmente dominante in quanto vincitrice della guerra.
Kinta e i suoi amichetti, affamati, malvestiti e tutti segnati da qualche lutto provocato dalla guerra appena finita, assistono all'evento e quello sarà il loro primo de importantissimo incontro con "l'altro". Sarà proprio l'anziano nonno di Kinta a ospitare il militare straniero, che scampa un linciaggio proprio grazie alla saggezza del vecchio.
Già da queste prime, splendide tavole si nota che la narrazione grafica di Kamimura segue regole proprie: la scansione delle tavole non segue alcuna regola fissa, ogni pagina ha un diverso numero di vignette di diverse dimensioni cui sono spesso alternate grandi tavole "splash-page" che illustrano paesaggi, da osservare per interi minuti e nei quali perdersi.

La Pianura del Kanto, di Kamimura Kazuo (Coconino Press)
Subito fin dalle prime pagine è presente il sesso, a cenni o in modo esplicito, così come sono da subito presenti la morte e la violenza, grande (omicidi e suicidi) e "piccola" (bullismo) il tutto però facente parte di quella palpabile fame di vita che era sicuramente una reazione agli appena terminati orrori della guerra.
Con l'arrivo di Ginko viene introdotto il tema della transessualità che sarà raccontato per tutto il manga con toni realistici e per nulla giudicanti e anche, talvolta, con una certa sottile ironia. Ginko, il bambino-bambina, è il mio personaggio preferito ed è anche quello che dimostrerà la più precoce maturità nell'affrontare la vita. Matura prima degli altri suoi coetanei, sa cosa vuole dalla vita e lotterà duramente per ottenerlo. Si tenga conto che il manga esce in un momento storico in cui in Giappone l'omosessualità era reato e la transessualità non aveva alcun tipo di supporto, men che meno pubblico.
Con la fine della scuola e la morte del nonno Kinta, l'alter-ego dell'autore, lascia il suo paesaggio - e la sua amica/amico Ginko - per trasferirsi a Tokyo presso il rinomato pittore di kimbaku (bondage) Yanagawa. Nuova vita, ma sempre accompagnata da un'onnipresente malinconia. Kinta non ha ancora deciso cosa fare nella vita...
Siamo già abbondantemente nel secondo volume: nonostante l'alto numero di pagine - l'opera complessiva ne conta quasi milleduecento - non c'è un solo momento di stanca, non ci sono riempitivi di alcun tipo, nonostante ciò la lettura scorre veloce.

La Pianura del Kanto, di Kamimura Kazuo (Coconino Press)
La vita a casa del pittore cambia quando arriva la modella Himiko, ex nobile ora ridotta a lavori "poco onesti": personaggio splendido, pieno di umanità e calore e amore e dotata di una sessualità per nulla inibita; personaggio vivissimo, bastano pochissime vignette per affezionarcisi!
Con l'inizio della scuola superiore Kinta, ormai non più un bambino, vive esperienze di relazioni drammatiche e contorte, ad esempio con la bellissima compagna di classe Yamane, personaggio cinico all'apparenza, ma che in realtà rivelerà una sofferenza interiore che richiede una gran forza per essere gestita.
In tutto ciò il sesso è sempre molto presente, pulsione che sottostà a tutte le altre, molla essenziale per l'azione e anche fonte di guai. Molto, molto sesso. Come quando Kinta perde la verginità in modo violento.
Kinta comincia
finalmente a lavorare come illustratore in un'agenzia pubblicitaria
(proprio come fece l'autore Kamimura Kazuo) e a intravedere quale sarà -
potrebbe essere - la sua strada.

La Pianura del Kanto, di Kamimura Kazuo (Coconino Press)
Storie, paesaggi, vicende si alternano velocemente e siamo al terzo e ultimo volume. E ogni personaggio (persona) è vivo e si muove davanti ai miei occhi. Eh lo so, paiono frasi retoriche dato che il fumetto proprio questo dovrebbe provocare in chi legge, ma è davvero quello che succede sempre? Ecco, in questo manga è davvero particolare la sensazione di scorrimento del tempo e persino del movimento; la lettura provoca turbini di emozioni, anche molto intense.
Il terzo volume dicevo: Kinta è ormai un adulto e decide di provare concretamente a realizzare la sua strada, dipingere. Strada tutt'altro che facile da percorrere e piena di delusioni, ma è ciò che Kinta ha deciso ed è quella la strada che percorrerà. La presenza, incostante e tuttavia ingombrante di Kyoko - personaggio nient'affatto simpatico, ma anch'esso vivo - rende il percorso ancora più arduo. Kinta ha ormai ventun'anni e gli sta spuntando la barba. La vita cambierà e cambierà ancora e ci saranno addii e lutti e tutto è parte della vita.
Al termine di ogni volume ci sono tavole, schizzi e saggi - più che saggi, racconti - particolarmente importante e interessante quello alla fine del terzo volume a opera del traduttore Paolo La Marca, di cui non anticipo nulla per non rovinare la lettura (indispensabile per gustare ancora di più La Pianura del Kanto!).
Orlando Furioso - 27 Febbraio 2026



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